Reminescenze…

4 Febbraio 2007 15 commenti


Io, tra la mia realtà, e la mia finzione.

Non lo so? più.
Le mie idee si stanno ricompattando nel groviglio solito di incertezze… strana sensazione, quando le mete invece si avvicinano sempre di più. Proprio quando la mia vita sembra conformarsi all?idea primogenita. Quello che volevo fare. Quello che volevo essere.
La donna da me immaginata che si sta poco a poco facendo spazio nel mio corpo, un?ospite attesa, desiderata eppure, in fondo, in una piccola ribelle parte di me, temuta.
E le date sono lì, scribacchiate velocemente, in penna stilografica nera, sull?agendina 2008:
?Notte stellata?, di Van Gogh.
Al contrario di Mr.Pink, l?agenda scandisce i miei giorni. 13, 14, 15, martedì, mercoledì, giovedì, la sottile conferma di non dimenticare i giorni passati, che troppo restano aleatori.

Io. Parte prima.

Sono di nuovo a Roma. La mia Roma, le cui strade vivide, impresse nella mia memoria, mi hanno accolto in un gioioso scintillio natalizio, rivestite a festa di bagliori dorati… le luminarie.
Alzare lo sguardo e trovarti davanti a una pioggia di lampadine. Il freddo pungente che ti fa pizzicare il naso, e gli occhi… ma forse quella era commozione, di essere di nuovo lì, qui, io.

Oggi giravo per Borghetto Flaminio, mercatino d?antiquariato della domenica, assieme alla mia calda, accogliente amica d?università, incontrata per un caso un po? voluto all?Auditorium… l?Auditorium. La suite sinfonica ?Porgy&Bess?di Gershwin si avvolgeva sinuosa, creando spirali sotto le volte di legno del soffitto, tra le poltroncine di velluto rosso, mentre lui, un piccolo direttore d?orchestra dai riccioli scomposti, saltellava dando avvii fantasmi, le voci degli strumenti calde, potenti… anni ?30.
E poi eccoci, io stretta nella mia giacca di tweed troppo leggera, una sciarpa rossa a coprirmi la gola, lei piccola e ridente, un cappotto troppo grande, un cappello ammiccante e un grande fiore sulla borsa. Riscaldate da un the al gelsomino sorseggiato senza fretta al ristorante cinese tra chiacchiere femminili e confidenziali. Eccoci, ad aggirarci caute tra i banchi di antiquariato e modernariato. Spille. Bracciali. Orecchini. Perle, pietre, argento e filigrana, piccole borse in pelle con chiusura a scatto e complicati disegni. Bastava chiudere gli occhi.
Sentire ancora le trombe di Gershwin suonare in un?America anni ?20 lontana, immersa in blues & jazz di un?antica New Orleans, donne in tubini scandalosamente stretti, rosse come fragole mature, fumando con lunghi bocchini neri da tenere in mano guantate di seta, complicati copricapi adornati di spille, orecchini sfavillanti sotto lampade di cristallo in gocce.
E poi lei all?ultimo banco, una scatolina in metallo, complicati incroci di fiori sul coperchio.
Aprirla e scoprire una minuziosa tabacchiera, il gancio dove tenere le cartine, lo spazio per i tabacco. Piccola e delicata nei suoi angoli smussati e il sapore retrò della cornice floreale.
Prenderla in mano e sentirla, una piccola scossa.
La certezza che quella scatola era stata presa in mano prima di me, da un?altra donna, chissà di quant?anni fa, che si pitturava le labbra di rosso e fumava, scandalosamente, sigarette rollate di tabacco, incurante degli sguardi intimidatori e giudicanti degli altri.
Quel quadrato di ferro arrugginito, da cui spuntava un delicato intreccio di fiori, era passato di mano in mano per poi finire chissà come, su un banco inondato dal sole di Borghetto Flaminio.
?Di che anno è?? ?Anni ?30 signorina.?
I violini vibranti di Gershwin, mentre Porgy&Bess si inseguono nei bassi fondi di Brooklyn.

Ho adottato una piccola tabacchiera arrugginita, adocchiando in lei una storia degna di essere raccontata, desiderosa di riportare all?antico splendore i suoi arabeschi di fiori, ansiosa di ripercorrere i passi di quella donna dal rossetto carminio, e gli occhi truccati.
Una piccola scatola dei ricordi perduti.

Io. Parte seconda.

E rispuntò, tra i miei pensieri.
Avevo deciso di non pensarci, ed ero stata brava a sotterrarlo sotto strati di dimenticanze, di scuse, di inutili clichè sulla stronzaggine del genere maschile nella sua totalità.
Ed invece. Sistematizzare il passato, questa la mia missione nei lunghi nove mesi limenhi, decidere di dare alle cose un loro posto ed un loro nome, per poi proseguire, senza starci a pensare, senza rimpianti. E lui ha deciso di sfuggire. Ha deciso che per lui l?ordine ancora non l?avevo trovato.
Non si può trovare un perchè a tanti mesi di vuoto dopo la presenza costante.
Non si può razionalizzare una lunga passeggiata sotto la pioggia, un cd dei Nirvana a sfottermi dal lettore come a ricordarmi i miei periodi di depressione schizzoide, chiudere gli occhi sugli euro che cadevano dentro un distributore automatico, per un pacchetto di Diana Blu da fumare senza fermarmi, una dopo l?altra fino a sentire la nausea assalirmi, salvatrice nella sua distrazione dal pensarci. Sporca. Umiliata. Ferita.
Vaffanculo, ancora una volta.
Io non sono così, mi sono detta. Non così inutilmente sottomessa, ardentemente speranzosa, inconsapevolmente fragile. Io so chi sono. Io conosco il limite.
Ed il limite era quella notte di pioggia, tre quarti d?ora di camminata fino a casa, cercando di smaltire rabbia, angoscia, frustrazione, cercando di lavarmi dallo schifo per me stessa, per lui, cercando di dimenticare il dolore che ci eravamo fatto sotto quella pioggia, solo un cappuccio a separare me da lei.
E ritornare a casa bagnata, scrivere un sms ad un?amica, e cercare di dormire.
Domani è un altro giorno.
Senza più speranza per me. Ne per lui.
Seppellito, dalle incombenze degli esami, la vicinanza della tesi, la partenza per ?l?altro polo?.
Tutte le mie amiche sapevano la storia tra me e lui. Forse non fino in fondo, al malessere invadente, alla mia autostima vacillante.
Anche se, poi, qualche giorno fa una persona, capace di leggermi dentro mi ha detto ?Eri più coinvolta di quanto non volessi far credere?. Non sono neanche più capace a mentire.
Sì. Ero coinvolta. Non l?amavo perché non potevo permettermelo. Ed io dai miei sentimenti sempre pretendo una richiesta, ed un?autorizzazione.
E poi basta. BASTA. Non parlarne, far finta di niente era meglio. Le mie amiche sapevano, le persone che mi erano accanto leggevano qualcosa che si era rotto nei miei occhi.
Quella stupida aspettativa da bambina davanti all?albero di Natale.
Ma lì no. A Lima nessuno sapeva chi ero. E lui, con la sua classica irriverenza è emerso dal cassetto in cui avevo cercato di chiuderlo, presentandosi come ?pezzo importante? della vita della sottoscritta. E mi sono ritrovata a parlarne, a discuterne, a spiegare e a spiegarmi cosa, perchè, la forza motrice che si era inceppata… e la mia incauta capacità di illudermi.
?Protect me from what I want?
Ha avuto la forza di un uragano, impiantandosi lì, in qualche luogo sperduto della mia anima, a ricordarmi che forse avevo sistemato qualcosa, ma lui ancora no. Lui continuava a sfuggire alla mia schedatura maniacale.
E tante cose che me lo hanno fatto ricordare.
Fino a quella mail, sempre troppo incauta.
Ma io sono donna. Io sono adulta. La mia fase post-adolescenziale, in quell?incertezza meschina di non essere ne carne ne pesce, ne me stessa ne qualcun?altro, è finalmente finita.
E posso rischiare. Posso decidere di guardarlo negli occhi e non trovarci niente.
Sbilanciarmi nell?incontrarlo, perchè sono sicura. Sono cambiata.
Adesso sono solo io, al 100%, donna e amante, verginale e puttana, cinica e romantica, Oscar Wilde e Jan Austen, tutto e il contrario di tutto.
Io. Che mi sono rincontrata lì, dall?altra parte del mondo, nelle piccole battaglie quotidiane, nelle lacrime che hanno deciso di scendere, nelle debolezze ammesse, nel riconoscermi come me stessa.

.*:*:*:*:*:*:*:*_FuCk YoU_*:*:*:*:*:*:*.

19 Novembre 2006 34 commenti


Mi sono svegliata incazzata.
Incazzata perché é domenica mattina e mi ha svegliato il rumore: il ragazzo delle pulizie del palazzo che spazzolava il muro esattamente sotto la mia finestra.
Se non c?é lui a fare casino c?é il cane che comincia ad ululare alle sei, facendomi svegliare. O incazzare nel sonno.
Oggi ho sognato di dare un pugno contro la parete, il sangue che colava tra le mie dita dolenti.
Mi sono svegliata incazzata e con le nocche sbucciate. Il mio ragazzo si é salvato da un pugno per pura sorte divina… e la mia mano si é schiantata, mentre io dormivo, sulla parete… ora restano solo tre piccole chiazze di sangue sul bianco del muro. Un pugno tirato di sinistro, non so pensando a cosa… a che sono diventata grande… forse un?altra. Cosí mi sento… anche se forse é sbagliato.
Even dice che sono differente.Lui non vede chi sono io. Giochiamo a nascondere difetti, e a smussare angoli. Dei miei ne ho smussati tanti.
Per ritrovarmi con la scorza meno dura…
Ogni bambino che vende caramelle. Ogni vecchio che chiede di pulirti il vetro della macchina. Ogni mamma con il figlio che chiede spicci per comprare latte. Ogni angolo, ogni strada…. Uscire dall?inaugurazione dell?ultimo locale alla moda, con le tue nuove scarpe, sentendoti figa, mezza ubriaca e con la pancia piena di bontá, ed eccola Lima l?Orribile, che ti scaglia addosso, strega dalle innumerevoli braccia, tutta la sua sporcizia, la sua fame, la sua miseria, gli antri piú bui e oscuri del suo essere.
Che ti macera nei sensi di colpa. Io smusso gli angoli per costruirmi una corazza. Non potete toccarmi. Non vi daró uno spiccio per scaricarmi la coscienza, andando avanti sulla maledetta ruota dell?assistenzialismo, aiutare a fare quella vita per sempre, senza schiodarvi dalla sicurezza che un sol per mangiare alla mensa e rinchiudervi un’altra volta nel vostro tugurio lo troverete sempre.

Litigo con il bigliettaio del combi.
Decidono i prezzi. 1 sol, 1,20, 1,50, a seconda di quanto gli é andata bene la giornata, o se é il compleanno della mamma, o hanno bisogno di una scopata con una puttana economica.
Mi rifiuto. O pago il mio sol o mi fai scendere qua, non un metro piú avanti maldito concha tu madre pendejo jodéte y pudrete en tu mierda.
A volte sono troppo stanca per difendere i miei principi di persona civile e degna di rispetto, pago i 20 centesimi, sopruso valido per comprarsi una caramella, mi rimmergo nel mio I-Pod. Anche venerdí, un venerdí comune con qualche raggio di sole. Io pago. Un signore no. E litiga con il bigliettaio per poi alzarsi e declamare alla gente seduta, che guardava fuori dal finestrino, o si immergeva nei giornali, per non essere costretta a schierarsi e a prender parte ?Siete un popolo senza palle, dei vigliacchi, il motivo per il quale questo paese sta andando a rotoli siete voi, che non vi difendete quando vi calpestano?. Nessuno ha risposto.
Nell?aria spenta dal silenzio, spessa di accuse ancora sospese, nemmeno le mani di Even bastavano a placarmi l?ansia, un gelato mangiato di fretta che tornava su, il sapore dolce trasformato in acido mentre le strade oscure, ripiene del popolo della povertá, che sfilavano macabre davanti ai miei occhi, fino ad arrivare al riparo del mio quartiere di cristallo, la ricca Miraflores, dove non puó succedere niente.

E mi ritorna alla mente ?La 25¨ora? di Spike Lee, e il discorso di Ed Norton davanti allo specchio….

E allora vaffanculo ai cobrador del combi, che cercano sempre di fregarti.
?Fanculo ai negozianti che vogliono farti pagare di piú, per il tuo accento italiano.
?Fanculo ai tassiti che provano sempre ad alzarti il prezzo.
?Fanculo ai ladri di Tumbes che mi hanno fatto suicidare la sicurezza acquisita a morsi.
?Fanculo alle auto a benzina rossa che seminano gas tossico.
?Fanculo ai peruviani con lo sguardo spento di fronte a questo schifo.
?Fanculo a Lima l?Orribile, divisa tra Rockfeller e Piccoli Fiammiferai.
?Fanculo ai sensi di colpa che si insinuano striscianti.
?Fanculo all?assistenzialismo, e alla chiesa Cattolica, che ogni peccato si puó lavare nella confessione, ?fanculo a chi da il sol, per pulirsi l?anima, prima di inginocchiarsi sul banco di una chiesa a pregare il suo Dio cattolico.
?Fanculo al finto machismo di questi uomini, che ti aprono qualsiasi porta per aprirti le gambe, ma non si alzano a cedere posto sul combi a una donna incinta.
?Fanculo a chi dice che le donne devono essere protette, e fa finta di dormire per non far sedere un?anziana. ?Fanculo a chi si volta dall?altra parte.
?Fanculo a tutti quelli che mi fischiano per strada, che suonano il clacson, che mi riempiono di complimenti volgari, che mi seguono per le strade, che tentano di rimorchiarmi, ?fanculo alle vostre unghie sporche e ai vostri capelli unti, ?fanculo.
?Fanculo al traffico, e a chi non si ferma per farti passare.
?Fanculo a voi, che avete rieletto chi nell? ?80 ha rubato la metá dei fondi dello stato, ed ora poggia di nuovo il suo grasso culo sulla poltrona presidenziale dicendo grazie per aiutarmi a corrompere di nuovo.
?Fanculo gli sguardi passivi, ?fanculo all?assenza di lotta, ?fanculo a voi, inermi, a due centimetri dal baratro: l?America Latina progredisce e il Perú rimane dov?é.

?Fanculo a chi mi guarda strano per come mi vesto. ?Fanculo perché qua la differenza é additata, schernita, chiama l?attenzione. ?Fanculo perché non riuscirete ad appiattirmi.
?Fanculo alle commesse che ridono quando compro profilattici.
?Fanculo alla Lima bene, all?omologazione del pelliccia-style, ai finti Rolex in finto oro.
?Fanculo a chi mi guarda male perché studio sola in un caffé.
?Fanculo perché non posso portare una gonna, per cercare di passare inosservata.
?Fanculo a tutti i raggi X che si poggiano su di me giorno dopo giorno, facendomi bruciare la pelle, facendomi sentire sporca.
?Fanculo agli operai davanti a casa che sbirciano nella mia cucina appena dimentico le tende aperte. ?Fanculo a chi non si fa i cazzi propri.
?Fanculo a chi dice ?Tanto é cosí, mica é colpa mia?. É soprattutto colpa tua, coglione, tua e dei tuoi figli ai collegi esclusivi, 1500 dollari all?anno per farli diventare capre piene di boria e senza un cervello indipendente&autonomo.
?Fanculo, classe alta limeña di Merda.

?Fanculo a me che non mi so difendere, ?fanculo Layleen, perché ti nascondi, perché rifiuti di starti a sentire, perché ti sei adagiata alla routine universitá/casa e casa/universitá, con paura che qualcosa ti faccia male. ?Fanculo perché non reagisci. ?Fanculo.
?Fanculo ai tuoi genitori che ti hanno sempre detto che bisogna lottare per qualcosa in cui si crede. ?Fanculo perché hai il cervello pieno d?utopie, e pensi che tutti dovrebbero ?RENDERSI CONTO?. ?Fanculo perché non te ne freghi. ?Fanculo perché ci credi.
?Fanculo perché la tua utopia e il tuo sogno é diventata la fuga.

….i miei occhi non si chiudono….
….protetti da lenti, ma non dalle immagini…..

Voglio uccidere i miei sensi. Vaffanculo.

Io, Me SteSSa e L’aLtrA mE… CoMe SoppRavviVere EsseNdo MoOdy WitCh…

12 Settembre 2006 44 commenti


Care mangrovie tropicali… morti dal caldo?! Sopravvissuti?!
Le mie fantastiche huevonadas virtuales vi stanno uccidendo lentamente?
Che ci volete fare? Mica vi ho suggerito io di mettermi tra i vostri “favoriti”…potevate immaginare a cosa andavate incontro leggendo solo il titolo del mio blog… sempre piú complicata, lunatica e paranoica.
Che dirvi? Lavoro attualmente, per il salario da fame di 200 dollari ovvero il prezzo del mio affitto, quindi, non pago l’affitto dato che lavoro con chi l’affitto me lo affitta… un po’ contorto come concetto, ma ci siamo capiti, no? E poi il mio “boss” é il mio amico Jorge, quindi posso considerarmi fortunata e dormire a 4 di bastoni fino alle 11 della mattina per lo meno 3 giorni a settimana. (ahahahah… per questo voglio fare la free lance, o la mantenuta, da grand)
Ascolto De Gregori e mi deprimo come una zucchina (secondo me le zucchine sono depresse) pensando a mio padre, ho cominciato tutti i corsi dell’universitá, tra cui il fantastico paleografia e tra il paleo e il castillano non capisco una fantastica mazza… e che dirvi ancora?
Esco da una fantastica influenza (anche se c’ho gli straschi ancora) di 4 giorni, e voi donne… per chi non crede ai miracoli…
…ieri parlando su msn con un mio amico peruviano, gli ho detto che avevo l’influenza, e che hanno fatto lui e un altro mio amico? Sono venuti a casa mia, carichi di cioccolata e dolci, a prepararmi un brodo di pollo caldo, con tutte verdurine, e si sono fermati a chiacchierare per farmi divertire un po’!!! Ma ‘ndo se trovano ‘sti omini in Italia??? Piú latini sono meglio riescono, niente da dí!!! Calcolando che sta parlando colei la quale ha un ragazzo norvegese… non accetto commenti su questo fronte, please. Le contraddizioni sono parte del mio essere egocentrico e contorto…
Il cielo é ancora bianco latte.. e direi quasi meno male, che oggi mia madre ha avuto la fantastica idea di uccidermi di messaggi subliminali telefonici della serie “se esce il sole mettiti la CREEEEEEMAAAAAAAAAA” che c’ha l’incubo che mi ustiono (effettivamente divento rossa stile Sebastian della Sirenetta… niente di gradevole)
Ma mi sa che non c’è speranza.
C’ho rinunciato.
Milano Malpensa continua ad essere fuori dalla finestra, spalmato nel suo bianco umido sopra la mia personale Gotham City…

Bhe…. ho pensato che dopo avervi assillato con le mie catastrofi esistenziali del furto, dell’anemia, della gamba in meno di mio zio ecc.ecc. una bella mail ricca di stronzate poteva tirarvi un po’ su di morale… Quindi eccovi un breve resoconto, di questo scarso mese Limeñi pieni zeppi di imprevisti&figure meschine, degne della piú deficiente versione Layleen/Miss Agilitá 2006…

…Perché Layleen odia Bill Gates…

Installiamo in casa il magnifico Internet Speedy Wirless della putísima compañia di telefoni Telefonica (urrá per l’originalitá, che fa pure rima).
Tutto il mondo tenta di collegarsi alla Wirless, nessuno ci riesce.
Layleen prova a convincere il suo Lap Top che gli risponde picche e smette anche di collegarsi a Wirless pirata (rubare connessione ai vicini mi diverte un botto!!!)
Chiamiamo Telefonica: il problema é loro, aggiustano il modem, TUTTI i Lap Top di casa cominciano a funzionare magicamente, quello di Layleen NO.
Mesi di furti di portatili altrui per collegarsi a Internet (e tutti voi “Te la potevi risparmiá e lasciacce ‘n pace,vero?! infidi!!!) e finalmente Antonio, amico di Jorge e laureato in Informatica, viene a casa, e dopo averci provato (con me, attenzione!!! Ma la gente c’ha un cattivo gusto…o un forte stomaco!!!) per due ore, scopre che, non si sa come, avevo la desabilitato la Wirless… un genio informatico. Ripara il danno, il Lap Top riprende a funzionare, mi collego, parlo su msn con il noruego, ecc. ecc.
Una settimana fa.
Torno a casa, provo ad accendere il portatile, niente batteria.
Bene, attacco la batteria, accendo il portatile, mentre sta iniziando a caricare, salta la corrente (cosa VERAMENTE comune, da queste parti), il portatile si spegne sulla pagina Windows XP.
E non si riaccende piú. Ovvero, mi mostra una simpatica paginetta in cui dice che posso anche andare a farmi fottere, o fare footing sulla via Expressa (il GRA Limeño) respirando a pieni polmoni – suicidio – , ma lui non ha la piú pallida intenzione di collaborare. Chiamo Antonio che mi dice che dato che non glie la do’ non mi aiuta.
(la prostituzione gira su rete.. prossimo film sponsorizzato da MOODY WITCH S.P.A)
Chiamo un altro amico di Jorge che si sbraca dal ridere per due ore al telefono e mi dice “il tuo portatile é morto, l’unica é resettarlo”…
Bene. Prima o poi devono resettare pure me e vedere se miglioro. Mi sa che é andato a puttane pure il mio di sistema…

Mi chiedo: quel cojone di Bill Gates non poteva pensare che in alcuni paesi – buco del culo del mondo come qui – alcune volte la corrente salta?!
Non poteva pensare che se sfiga vuole che salti mentre inizia Windowsbastardo non ti si puó fottere l’intero sistema?! Non poteva pensare di smettere di giocare a campo minato e risolvere un po’ di problemi di uno stronzissimo programma che ogni due per tre: mi si impalla, cancella tutto, gli si attaccano virus, minaccia di autoesplodere?! Non poteva autoesplodere lui e i suoi occhiali fuori moda???
E magari sostituire campo minato con Puzzle Bubble che é piú divertente?!
Boicottiamo Bill Gates!!! Tutti alla Apple!!! (io l’ho sempre detto che l’ I-Book Apple fucsia é troppo piú fashion… pfui.)

…Perché Layleen odia i parrucchieri…

Della serie… i vecchi incubi ritornano sempre…

Una settimana fa, contemplandomi in un’attacco di masochismo allo specchio mi occorre (che verbo del cazzo) alla mente un pensiero:
1) Ho una ciocca bianca paura che sembro Wolverine
2) C’ho le punte delle ciocche davanti arancioni spartitraffico – novitá!!! – e piene di triple punte (a me le doppie punte non mi vengono: o triple o quadruple)
3) Invece che farmi una tinta suicida – che tanto pure se é viola prugna mi diventa arancione, stronzo destino – da sola e tagliarmi i capelli da sola a scaloni… vado dal parrucchiere!!!! ihihihih… ILLUSA!!!!
Quindi, vado nel fashion-peluquero davanti a casa mia, lui gayssimo e tutte le varie estetiste-conigliette con due tette assurde e i capelli platinati.
Gli mancava il guanto di lattice ed erano pronte per una coppia con Mr Rocco.
Io mi sentivo una cavalletta storpia con uno spazzolone per il water in testa.
Va bhe, gli dico di accorciarmi minimamente le punte davanti rovinate e fammi una tinta castano scuro. Mentre il parrucchiere tagliuzza tutto felice (troppo felice…) io lotto con l’estetista che cerca di convinvermi a fare la manicure… Amore, c’ho delle unghie smangiucchiate che neanche riesco a sollevare la linguetta della birra (credo c’avessi le unghie non cambierebbe molto) su che superficie la fai la manicure?! Al che invece di desistere ha provato a convincermi a fare la ricostruzione…ho lanciato uno sguardo ai suoi artigli puro plastico 100% smaltati metá neri metá bianchi e applicazioni di strass (sblurgh) e ho deciso che é vero che c’ho una tendenza kitch-trash… ma non cosí tanto!!!
Finita l’estenuante discussione con miss Te Sado Te Maso Te Sconocchio, il parrucchiere aveva finito con me, e io volevo strozzarlo con la cravatta a stampata a coccodrillo (ma se po’?).
LA FRANGIA!!!!!!!!!!!!! Cazzo!!!!!!!!!!!!! LA FRANGIA!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma io sono riccia!!!!!!!!! Ma mi puoi fare la frangia?! Non troppo corta, diciamo al naso.
Ma sempre frangia é!!!!!!!!!!!!!!!!
E per di piú me l’aveva cotonata in un ONDA VAPOROSA sulla destra… MERDA!!!

Sembravo Donna Summer nei suoi periodi d’oro!!!!

Lookin’ for some hot stuff baby this evenin’
I need some hot stuff baby tonight
I want some hot stuff baby this evenin’

‘Na tragedia!!!! Naturalmente ho riso come una cogliona fino a casa… e ho comprato una serie di mollette, mollettine, fermagli e cazzi vari per tenera a bada la cantante ’80 che é in me… (poi la notte mi sono riempita gli occhi di ombretto blu e siamo andate a ballare al Black&Withe musica revival… io ero l’attrazione della serata… SIGH)

…Piccole Perle Quotidiane di Destrezza Lunatica…

1) Un figone abita vicino casa mia, e lo incontro spesso… l’altra volta lo vedo, tento di occhieggiare (sguardo da lucertola miope e con tic, che a occhieggiare non so’ bona)
mi do’ un’aria, provo a fare qualche passo pantera e… finisco abbracciata ad un albero!!! Sono fuggita. Mi sa che il tizio é ancora lì che ride. Applausi, prego.

2) In un ristorante: chiedo al cameriere un bicchiere d’acqua: risponde “Con gas o senza gas?” E io “In bicchiere per favore!” 10 persone hanno cominciato a ridere.

(una volta un barista mi ha chiesto se l’acqua la volevo naturale o gassata e io ho risposto “leggermente, grazie”… ma leggermente che?!)

3) Serata “Corte dei Miracoli”: dove Layleen si rimorchia il barista del locale di 19anni (sfruttato per farmi mettere piú Rohn nel Cuba Libre), una cantante obesa&lesbica, un tizio con un’alitosi da far invidia a una casa produttrice di salsa d’aglio…
Il destino piú stronzo che mai, non contento, mi fa agguantare a fine serata da un tizio per ballare una salsa: cosí basso che la sua testa mi arrivava alla base del collo. Ne ha approfittato per contemplarmi le tette per i 4 minuti di -circa- ballo… che cazzo ti guardi per 4 minuti che ti ci vuole mezzo secondo a capire la situazione?!

4) Oggi: andiamo da Plaza Vea, grande magazzino.
Prima mi schianto di testa sul corridoio mobile (possono fare una lastra di metallo in discesa senza scalini che si muove?! Ma la gente sta fuori!!! Ma la gente mi vuole morta!!!) mi rialzo dichiarando, alla Pieraccioni, non mi sono fatta niente!!! mentre arrivava un’ambulanza per soccorrere i tre quarti dei clienti asfissiati dal ridere.
Compriamo un copripiumone per me e altre varie cose. (tra cui una zebra peluche troppo topa!!!) In offerta 2 cuscinoni colorati a 2 euro.
In mezzo al corridoio , io (ancora frastornata dalla capocciata) grito: “Jorge prendi!!!” lancio i cuscini che si vanno a schiantare sulla testa di un tizio armadio a due ante e faccia da violentatore di criceti.
Ahahahahahahah!!! Jorge ha fatto finta di non conoscermi.
Il tizio mi ha staccato le braccia e mi ci ha menato.

Jorge ha creato la formula matematica per me:
donna+italiana+alta=problemi.
Sto’ cominciando a convincermene anch’io…della serie sempre piú Moody…
Come sempre, popolo del blog, prega per me…

.. perché anche partire é un po’ come morire… e perdersi, un po’…

15 Agosto 2006 17 commenti


Cari sorcetti delle Ande, come state??? Asfissiati di caldo in un estate Italiana???
Qui a Huanchaco, piccolo scalo per arrivare ancora più a Nord tanto caldo non fa…ancora, di nuovo cielo bianco, che stresssss!!!!
Questa notte siamo partite da Huaraz… più che partite ci siamo catapultate su un taxi, alle 8.42 per saltare su un pullman che lasciava le Ande direzione Oceano Pacifico alle 8.45… sempre per la serie : non si puó pretendere che un italiana ed una spagnola in Perú siano padrone di puntualitá – organizzazione – ordine.

Appunto…andiamo con ordine (fosse facile…)

Prima tappa: Huaraz.

Huaraz è una cittadina ORRENDA, a 3000 mtr di altitudine nel Callejon de Huaylas, una valle incastonata tra la Cordillera Negra e la Cordillera Blanca… cittadina orrenda di panorami incredibili, circondata dalle Ande alte ed innevate, con tramonti degni di un fotomontaggio (ta ta ta taaaaaa… Ritorna “Via Col Vento”, scena di Rossella O’Hara che giura sulla rossa terra di Tara… ricordate il tramonto dietro? Stile Hollywood anni ’50? Esattamente).
Bene. Partenza da Lima fissata per giovedì 29. Autobus alle 11della notte, io ritorno a casa alle 9.30 per fare lo zaino (pazzia… ma stavo vedendo i saldi nei negozi di scarpe. Hihihihi.Ne ho comprate un altro paio. Non ditelo a mia madre!!!) e trovo Belén, fumata di Maria, che dorme sul letto. Sempre meglio. Jorge doveva passare a prenderci alle 10, e si presenta alle 10.20, ma poco male, io stavo finendo i masterizzare MP3 da portarmi dietro.
Naturalmente arriviamo alla stazione alle 10.58, facciamo il biglietto e saltiamo su un pullman (con hostess che ti serviva camomilla, coperte e bagno quanto meno considerabile tale… de puta madre, tios!!!! – questo capita a viaggiare con una spagnola…-).
La mattina alle 6 ci troviamo a bere caffè a Huaraz… piccola digressione (sento giá le urla indignate, che ce volete fa, le digressioni sono il succo della mia esistenza…)
Dovete sapere che i camerieri di Huaraz, TUTTI, soffrono della sindrome “ti guardo con gli occhi a palla perchè non ho capito un beneamato cazzo di quello che hai detto” (beneamato, direte voi? ghignando sotto i baffi da topi famelici… bhe, io avevo avvertito che questo blog era Parental Advisory…) più svegli di un ghiro nel periodo del letargo, più furbi di un iguana al Polo Nord, insomma, avete capito.
Il cameriere che ci ha servito nel bar in questione era uno di questi.
Perlopiù strabico, quindi guardarlo/imbruttirlo negli occhi era quantomai complesso.
Alla fine mi sono ritrovata a scandire, a 10 centimetri dai suoi denti di puro acciaio Inox (minchia, se passava sotto un metal detector bel delirio, dico io… si, anche politically Scorrect…) UN CAFE’ POR FAVOR!!!!!
Solo un quarto d’ora ed una bella tazza (sporca) di caffè (sottomarca solubile) tiepido mi si è parato davanti… ah, che goduria.
Questa sì che è Latino-America!!!!!!
Dopo la ricca colazione (dimenticavo il panino bruciato al formaggio ovino… che alle 6 e un quarto del mattino ti rischiara la giornata…) finalmente saltiamo su un taxi e a ritmo di raggaeton – pasame la botellaaaaaa – arriviamo a “casa”….

…a Casa di Maria… che fa tanto Gli Amici di Maria, (ma almeno la nostra non intratteneva rapporti carnali con Mr Lardo Costanzo…)
L’hostello in questione ci era stato consigliato da amici… ottimo consiglio.
Casa stile peruviano, costruita intorno ad un patio: nella parte che da sulla strada vive la famiglia: Maria, la mamma, una signora peruviana fighissima di una 70ina di anni, Yanina, la figlia e il suo compagno Pablo, un basco partito per un trekking a Huaraz e restato lí, innamorato delle montagne…. Yanina e Pablo sono i padroni dell’agenzia di trekking Shelek Trek, situata in una stanza della casa… organizzano scalate, raftyng, canyonig, e tutto quello che di pericoloso per Agility-Ability potete immaginare.
Ma anche semplici trekking di 4 giorni, 1 settimana o piú sulle due Cordillere. Nel patio una piccola cucina ad uso comune, e le stanze, da 4 letti e con il bagno.

…e come l’altitudine ad un’anemica non gli faccia esattamente bene.
Ovvero: Bleargh. Mal di testa, vertigini, gambe di pastafrolla, colorito verdognolo, pancia rivoltata (tanti piccoli lama che si rincorrevano su e giù per il tubo intestinale)… i primi giorni non capivo perchè.
Agility “Pablo, sono 4 giorni che sto’ qui e ancora soffro di mal d’altura… è normale?”
Pablo “Bhe, insomma, solitamente chi non si abitua proprio sono gli anemici”
Agility “Aaaaaaaaah”
Porca troia. E a dire che volevo fare la tesi a Cuzco.
Dopo mi è stato consigliato di mangiare una BISTECCA DI CARNE DI CAVALLO AL SANGUE ed i lama hanno iniziato una danza tribale… la gente stá fuori.

Per questo il mio trekking si è limitato a due camminate lunghe più qualche scampagnata fuori porta… ‘Sti cazzi… anche uscendo di qualche metro fuori della cittá il paesaggio, i panorami… meravigliosi.
La prima ruta ci ha portato ad inerpicarci su e su per una montagna brulla, disseminata di pueblitos raggiungibili solo camminando, o a dorso di mulo, pueblitos abitati da bambini cantanti e donne in abiti tradizionali, strati di gonne colorate sovrapposte, tele arcobaleno legate sulla schiena incorniciando i visi di piccoli peruviani dagli occhi troppo belli… pueblitos abitati da una manciata di famiglie quechua-hablantes, i cui figli ci sorridevano facendoci ciao ciao con la mano…
Solo il viaggio di andata era stata un avventura, in 28 + animali in un micro (ovvero un combi piccolo), una ruota che si rompe, una signora di una 70 di anni che si tira su la gonna e si mette a fare pipì al bordo della strada come se nulla fosse e 8 bambini di una gita scolastica che cantavano:
…. “un elefante se balanceaba sobre la tela de un araña, como veiva que no se caia fue a llamar otro elefante”… International song.
Meglio di Ramazzotti.
La seconda, accompagnate da Mar, valenciana, e Marj, gringa, nostre compagne di stanza per 3 giorni, che ci ha portate a camminare nel parco naturale del Huascaran, la cima più alta delle Ande, in un percorso assolato respirando aria così pura da far male, dalla laguna di Llanganuco a la laguna 69… due specchi di acqua azzurro tropici, così limpida da poter vedere il fondo, circondate da cime innevate…
(n.b. il giorno dopo mi sembrava di essere stata investita da un tritasassi… povere le mie gambine medio gelatinose, sottoposte a sforzi indiscriminati!!!)
E poi a visitare il sito Chavin di Chavin (che fantasia!!!) impero che si dice fosse governato da una casta di SacerdotESSE (women power hiuppidú, che fighi ‘sti Chavin, no??? Altro che gli Inca che le donne, al massimo, le sacrificavano…come lama!!! Ma dico io…) e in giro tra i puebli andini, a mangiare formaggio fresco e gelato di lucuma, e comprare calzettoni di alpaca e una sciarpa per la mia nonna, e pucciare i piedini in un ruscello osservando asini passare carichi di legna…
E a bere Chuchuwasi, bevanda alcoolica e caliente nell’angolo naturista di Huaraz, assieme a Lucas, artesano Ayacuchano giá vecchia conoscenza di Lima, e partire per un’altra laguna deserta e bellissima, esattamente sotto il picco innevato del Huascaran, in macchina con Bruno, peruviano studente di archeologia in America e i suoi due cani, Pacha&Maca… e disegnare fiori sull’argilla e dormire sulla terra bianca, così fina da sembrare sabbia, così pulita da brillare… e al ritorno attraversare di nuovo pueblitos andini sgranando gli occhi alla vista di tutte le terrazze colorate, coltivazioni strappate alla montagna di giallo, verde, ocra, interrotte dalle macchie ancora più colorate delle gonne delle donne, impegnate a lavorare la terra spalla a spalla con mariti e figli. E parlare con un vecchio artigiano che ti regala due orecchini di legno con disegnata una Chakana, bussola Inca… che nel viaggio non perda la strada.

Abbiamo lasciato Huaraz il giorno della “Festa Patria”, nella notte di una cittá brulicante di ubriachi, bambini, artigiani, costumi tradizionali e danze…
Il pullman odorava di gente e stanchezza, un pullman vecchietto che si inerpicava per le dissestate strade di montagna, lasciandosi dietro le Ande maestose, i tramoni abbaglianti ed i picchi innevati…
E meno romanticamente a fare pipì sul margine di una strada e a vedere uno di quei film emozionanti di strangolamenti, sangue, sesso e violenza: della serie a lui gli sterminano la famiglia e quasi lo uccidono peró si riprende con la velocitá di un caimano dopato, compra un mitra (che in USA è normale, a quanto pare) e comincia a dare la caccia ai cattivi che sempre si trovano:
a) In un bordello pieno di troie sadomaso che ballano coperte da completi in PVC.
b) In un paese americano in mezzo al niente (passano nuvole di polvere, qualcuno suona un country, scricchiolare di una sedia a dondolo, primo piano del cattivo, suono della mitraglia, una donna che urla, una macchia di sangue/fine sequenza)
c) In una macchina con una tizia 99,9% pure plastic che generalmente si lascia scopicchiare ben bene dal nostro eroe incurante degli schiizzi di cervello del suo precedente papp… scusate, fidanzato, sul parabrezza.
Adoro questi film. Troppi spunti di riflessione.
A Huanchaco attendiamo di poter salire su un pullman per Piura…
Attendiamo mangiando Cebiche, ben coperte dal vento freddo che sale dal Pacifico…

Ci aspetta il mare, su al nord, e cittá coloniali incantate, e poi la selva…

Vi lascio, la pipì mi chiama…
… ci sentiamo alla fine della prossima tappa.

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SECONDA TAPPA… E FINE DEL VIAGGIO.
IN TERZA PERSONA. (Layleen = Margó)

Scesero dal pullman assonnate.
Becky si stiracchiava mentre Margó si sistemava i capelli, le ciocche uscivano da tutte le parti da una treccia ormai distrutta, e si guardava intorno in cerca di un mezzo di trasporto nella strada deserta.
Erano partite la notte prima da Chiclayo, dopo aver visto tutto quello che c’era da vedere. Aspettando il pullman Margó aveva detto a Becky, nel suo spagnolo ancora un po’ saltellante, che aveva una brutta sensazione, e lei le brutte sensazioni non le ignorava mai. Doveva lasciare lo zaino nel bagagliaio del pullman e bene, si sarebbe portata sopra tutto quello che aveva paura potesse essere rubato.
Becky rise vedendo che Margó tirava fuori dallo zaino il suo gufo di pezza, un paio di boxer del suo ragazzo e un diario zebrato regalo di una sua dolce amica.
“Guarda Becky che io a queste cose ci tengo: con i suoi boxer e la sua *
maglia posso dormire con Even anche se lui non c’é. Il gufo te l’ho spiegato: mio padre me lo ha cucito quando mia madre era incinta di me. E’ stato il mio primo giocattolo, e stasera non mi fido di lasciarlo nello zaino… e sul diario chissá se mi metto a scrivere. Mi piace scrivere sul pullman. Ed ho un sacco di cose ancora da raccontare a Ale”.
Becky annuí sorridendo, e andó a comprare biscotti al cioccolato.
Margó non scrisse sul diario.
Si addormentó abbracciata alla borsa, resa pesante dalla sua macchina fotografica manuale, mentre ascoltava Silvio Rodriguez.

A Tumbes faceva caldo. Con un rumore sferragliante si avvicinarono due mototaxi.
“Hostal Los Andes, por favor”. Salirono sul primo, il conduttore aveva una faccia simpatica seppure stanca.
L’altro mototaxi partì in direzione contraria.
Becky rideva incastrata tra i due sedili, con i due zainoni che occupavano quasi tutto lo spazio vitale.
Passarono davanti alla Plaza di Armas, e poi su per una salita, in cima lampeggiava l’insegna al neon dell’Hostal che le stava aspettando.

Quasi non se ne resero conto.
I due uomini erano giá lí quando il mototaxi si fermó e corsero immediatamente uno dalla parte di Margó e l’altro a sbarrare l’uscita a Becky.
Margó sentí il respiro impazzito, il cuore a rimbombargli nelle orecchie.
“Quiero Plata” “Voglio Soldi”.
La sagoma del borsello con il passaporto e la carta di credito si vedeva chiaramente, premuto sotto la pelle appena sotto il seno.
Se lo sfiló velocemente quasi tirandolo all’uomo.
“Acá la tarjeta de credito”. Sapeva che non aveva soldi sul conto. Aspettava un trasferimento per il lunedí… e quella era una maledetta domenica mattina a Tumbes.
L’uomo portava un cappello con la visiera rossa, gli occhi cattivi e la barba lunga sulla faccia scavata. Un urlo di Becky, in inglese “He’ve a gun!” Fai qualcosa. Respira, cazzo, respira.
L’uomo si aggrappó alla sua borsa “No la borsa no!!!” Il gufo di pezza. La macchina fotografica. Margó tentó di difendere la borsa, tirandola e stringendola a se, e tentando di colpirlo, finché l’uomo la bloccó torcendogli un braccio e tagliando la corda della borsa… la sentí scivolare sulla sua spalla mentre la stretta al braccio scompariva, e l’uomo iniziava a correre.
Inizó a correre anche lei, urlando qualcosa, che non si poteva ricordare cosa era, fino a che sentí un rombo… un altro mototaxi stava aspettando alla fine della strada, i due uomini scomparirono.
Con tutta la sua vita in una borsa non troppo grande, rossa e sabbia… elencando quello che aveva perso, seduta su un gradino, Margó nascose la faccia tra le mani e si mise a piangere.

E poi una commissaria di polizia che puzzava di orina, una radio dove fare un annuncio “Tenetevi la macchina digitale, tenetevi il passaporto e i miei occhiali, ma sono disposta a pagagare per il mio gufo di pezza, la macchina manuale, i rullini, il diario… per favore”. Un annuncio che passó per due giorni in tutti i negozi di Tumbes, senza risultato alcuno. Pensava al suo gufo, e alla sua macchina che conosciva così bene.. qualsiasi piccola ammaccatura, il piccolo graffio sulla lente 28mm, la plastica quasi scollata dall’obiettivo 50mm … il suo preferito.
Pensava alle foto fatte, pensava al suo gufo che aveva respirato per 24 anni i suoi stessi respiri notturni, e al diario con la copertina di carta giá un po’ consumata dal troppo uso. Agli occhiali comprati lo stesso giorno, lo stesso modello del suo ragazzo. Pensava che non erano oggetti, erano storie della sua vita.
Pensava che un pezzo di lei era scomparso in una borsa dell’Universitá Cattolica, rossa e sabbia.

Il giorno dopo erano a Piura.
Il giorno dopo ancora presero un aereo per Lima.
Jorge le aspettava all’areoporto con un sorriso ed una borsa piena di cioccolato, caramelle e biscotti, qualche pettegolezzo piccante nella ricerca di un sorriso sulle labbra di Margó e un invito a mangiare Sushi in un ristorante Giapponese molto IN.
La mattina dopo le lacrime davanti alla colazione preparata per lei dal suo coinquilino francese, Paul: un croissant, burro&marmellata, fragole, succo d’arancia e una marlboro Light ad aspettarla, posta di traverso sul posacenere.
Ascoltó ore di Silvio Rodriguez e Victor Jara.
Sistemó la sua camera passando l’aspirapolvere e cercando di riempire i vuoti che avevano lasciato troppi oggetti.
Sistemó tutti i libri suoi e di Jorge per argomento e in ordine alfabetico.
Mangió poco o niente, fumando un pacchetto di sigarette al giorno… sigarette che Paul le comprava perché lei era senza soldi, attendendo un trasferimento su un conto peruviano, di un’amica gentile con cui bevve qualche caffé.

Venerdí notte un suo amico spagnolo ed un suo amico colombiano sequestrarono Margó, per un giro pazzo nei locali Limeñi. Bere, ballare, ridere, indicare gente….
Sentí dopo tanto la vita che fluiva di nuovo nel suo corpo.
La notte, a ritornare a casa, scoprí un cielo limpido fuori dalla finestra.
Luna Piena.
Salutó i suoi ricordi smarriti, e si addormentó, un po’ piú tranquilla….

Sto bene… chissá, staró meglio, tra un po’…
Vedo le foto, vedo il mio gufo, penso che mi mancherá sentire il rumore metallico dello scatto della mia macchina fotografica, un altro frammento di vita imprigionato in una pellicola.
Penso che mi fidavo del mio paese d’adozione… e adesso un po’ di quella fiducia se n’é andata.
Penso che ho un po’ paura, che possa succedere di nuovo, che dimenticheró alcune cose… penso al mio gufo, finito forse in un fossato, macerato dalla pioggia, forse nel fiume di Tumbes, che porta all’Oceano… e penso che lui é un’animale notturno,dispiegherá le grandi ali e volerá lontano, in cerca di se stesso e di un’altra compagna per la vita…
Penso alle mani di quell’uomo sopra la mia spalla ogni volta che contemplo i cinque lividi tondi, ora giá quasi scomparsi, ultima traccia di quella domenica di una settimana fa.
Penso alla “cazzata filosofica” di Impy “Le cose che hai dentro sono piú importanti degli oggetti”, e penso che hanno rubato la mia macchina, ma non il mio modo di vedere il mondo, il mio diario ma non le parole che mi porto nella testa.
Che sono io, privata di cose importanti, un po’ triste forse, ma sempre, e chissá ancora piú viva, e vivida respirando vita, in mezzo allo smog di Lima.
Vi voglio bene.

… sognando azzurro….

12 Luglio 2006 19 commenti


Incredibile.
Incredibile.
Incredibile.

E io sono qui.

Ancora ricordo come se fosse ieri quel maledetto rigore.
Il pallone che si schianta sulla traversa troppo bianca dai riflettori che illuminavano il campo a giorno. Gigi di Biagio che cade steso per terra, le mani sulla testa le mie mani, invece, tentavano di pulirsi il trucco verde/bianco/rosso che mi copriva la faccia.
Roberto che si butta in piscina vestito, Giulia che si fumava una sigaretta dopo laltra, fuori al freddo di quellalbergo a Marilleva, pieno di francesi esultanti.
Mio fratello, a quellepoca di dieci anni, portato a dormire dai miei genitori, con gli occhi gonfi di lacrime, che proprio il SUO mito, giocatore romanista dal grande cuore, avesse sbagliato quel rigore, il maledetto ultimo rigore la palla a schiantarsi su una traversa bianca.

E leuropeo. Dopo aver perso la voce sui rigori parati da Toldo, e mio fratello e mio padre che si coprivano le spalle con la stessa bandiera, a urlare, urlare, urlare ad ogni rigore, a pregare No, Francesco, il cucchiaio no!!! Ed invece un cucchiaio perfetto, lento, spiazzante il portiere era a terra e la palla ancora a mezzo metro dalla porta. TOTTI GOL!!!! Tutti a fare festa sotto il minuscolo patio del bar del camping, a bere birra, e fumare e chiudere gli occhi ad ogni rigore.
E ancora la Francia
E quel maledetto Treseguez.. Tre minuti prima della fine del golden goal. Che tutti aspettavano i rigori. Preparati ai rigori, cé Toldo in porta, questa volta gli facciamo un culo cosí e no. TRESEGHE DI MERDA.
Mio fratello era giá troppo grande per piangere.
Io no. Io ho pianto, abbracciata a Sara, ho pianto a singhiozzi, a mischiare lacrime e capelli, sotto quel piccolo patio, con un silenzio tombale intorno.
Ancora la Francia. Di nuovo.
E quella volta ci credevamo sul serio.

Il mondiale di Corea assolutamente dimenticabile.
LItalia sta soffendo dice la familiare voce di Bruno Pizzul.
Cazzo. E quando mai lItalia non ha sofferto??? Ma anche Pizzul poi sui goal alzava la voce anche se noi preferivamo abbassare laudio e seguire la radiocronaca della Gialappas band, che alla fine ridevamo troppo per seguire veramente il gioco.
LItalia non soffre. LItalia tifa unita.
Gli Italiani che cantano linno di Mameli poropo poropo poropoppopoppopo- solo davanti ad un campo da calcio. Io lo canto. E con la mano sul cuore.

E poi qui a Lima.
Stefano io le partite con te le devo vedere.
E io e Stefano a luna a casa mia, a preparare un piatto di pasta e a sospirare davanti alla televisione. Ad aver paura. Ogni azione ad aver paura.
Ma quanto é bello Luca Toni.
E io a bestemmiare per i falli fatti su Totti. Lasciate in pace francesco, brutti bastardi!!!
A soffrire davanti alla Tv, con i commentatori peruviani a sparare cazzate in spagnolo, e ad urlare ad ogni gol Cristal, la cerveza del Perú!!!!!!! senza troppa convinzione.
Che cazzo fai, dribbla, fagli un tunnel, uccidili quegli stronzi!!!
Buffon dove cazzo vai, che stai a centro campo??? Minchia, ti ci devono legare alla porta!!!
No Lippi, te vojo bene ma Del Piero no!!!!
Ghana, USA, Republica Ceca, Australia, Ucraina, Germania..
Ad amare Totti e Cannavaro.
E quel primo goal contro la Germania che non ci volevamo credere, ad esultare due secondi dopo, e poi un altro
E la Francia.
La curva si allarga, viene anche Luca, altro Italiano con una cassa di birra.
A fumare, e bestemmiare, e a soffrire, che cazzo, la Francia, di nuovo, é un incubo, tutti tramutati in allenatori, tutti a dare consigli, tutti a gesticolare come pazzi, tutti ad insinuare sulla scarsa morale della moglie dellarbitro. 90 minuti a respirare con il respiro corto, a urlare, e un pacchetto di sigarette morto dentro un posacenere strapieno, e bere birra, a amare e odiare ogni singolo giocatore
E Totti che esce, a cedere il posto a De Rossi, due anni piú piccolo di me, con quella faccia da ragazzino di borgata dai Marchino, spingi in avanti, che ce la possiamo fare a salvarci e quelluno a uno che restava immobile come laria di una giornata di afa romana
E si vedono, stanchi, le maglie che da azzurre sono blu, e primo tempo supplementare, e il secondo e niente si smuove.
Rigori.

Carajo, mierda de la puta que parió.

Rigori.
Ed io, Stefano e Luca abbracciati in piedi davanti alla Tv, e no, io non voglio vedere
Pirlo, gol e Materazzi gol e traversa!!!! Maledetto Tresseghe!!!
Dai che ce la facciamo, ragazzi, a guardar quel punto rosso, lunico, una piccola speranza
De Rossi, con la faccia tranquilla goal.
E a ogni gol i giocatori a esultare, a esultare tutti ma non Cannavaro, impassibile con le braccia incrociate a mirare la porta, fermo, come me, che non potevo esultare per il nodo che mi serrava la gola, serrava la gola fino al ultimo, Grosso impassibile, gli occhi fissi al dischetto e poi alla porta, un colpo secco
un pallone che si libra in area, descrivendo una parabola perfetta, veloce, fino a dentro la rete.
E qualcosa si rompe
E iniziamo a urlare, come un secondo puó scatenare tutta quella felicitá, e le birre bevute con Filippo, altro italiano ubriaco, a cantare linno di Mameli che mai ci é sembrato cosí bello, e sí, siamo a Lima, siamo dallaltra parte di un mondo di cui siamo campioni di football ma siempre CAMPEONES, e amo lItalia e amo quegli undici uomini in azzurro piú che mai.
Grazie.

Bruno mi senti? Ora lItalia non soffre.
Non piú.

1 Gianluigi Buffon
3 Fabio Grosso
5 Fabio Cannavaro (Santo Subito!!!)
8 Gennaro (Ringhio) Guttuso
9 Luca Toni
10 Francesco Totti (il MIO capitano)
16 Mauro German Serra Camoranesi
19 Gianluca Zambrotta
20 Simone Perrotta
21 Andrea Pirlo
23 Marco Materazzi

Tra birra, e jet lag, e un po’ di nebbia…e altro Perú.

16 Giugno 2006 30 commenti


E dopo riflessioni con il caro Omino Rosa vi sto scrivendo…qui è mezzanotte e mezzo, Hannes e Belèn chiacchierano e bevono birra ascoltando Jack Johnson, che non potrò più ascoltare senza pensare a serate come queste, tomando una cervecita e ascoltando parole in castellano, che ormai capisco… che strano, e continuare a scrivere a voi, che sarete svegli da poco, o ancora dormendo… sono le sette e mezzo, della vostra ora.
Roma sarà illuminata da un sole impertinente a farvi sorridere nonostante gli occhi gonfi di sonno.
La piccola Iena accende la radio ed aspetta il consueto borbottare della caffettiera a dirgli “la giornata è iniziata”.
Mamma si aggirerà per casa in camicia da notte, ma ancora per poco, mentre Pocci gli si struscia sulle caviglie reclamando la pappa.
Ed il sole splende, riscaldando le pietre dei fori imperiali.

Io scrivo,seduta sul divano della mia casa, Miraflores, Lima.
Ascolto Hannes che parla dell’università tedesca, e indosso un maglione beige, a collo alto…a Lima è arrivato il freddino.
Una nebbiolina che copre tutto, compresi i buoni sentimenti, e la voglia di fare. Oggi sono stata trattata male un’altra volta dalla professoressa di Sociolinguistica per il mio scarso spagnolo scritto.
E meno male che il corso parla di Pregiudizi Linguistici, ed è condotto da una persona a cui scopare un po’ di più non farebbe male.
Voi dormite, io bevo birra e sono un po’ triste, per il mio spagnolo e per il pensare a Roma in una mattinata di metà Giugno.
E i miei amici.
Ma oggi mi sono comprata un cactus piccino picciò… un cactus femmina, senza dubbio, battezato Prisca e posto accanto a Marcaurelio, il bonsai, che richiedeva un po’ di compagnia…
Vi lascio con l’ultima mail spedita da qui.
E poi, finalmente, il sonno….
Buonanotte, a voi che vi svegliate!!!!

Perù, quarta parte…. Ascoltando ?Rebel rebel? di David Bowie…

Hola miei mangiaspaghetti perniciosi&lussuriosi….
Come va? Come state? ¿Que tal? (ed il punto interrogativo alla rovescia Fabio è solo per te!) Stavate per uccidervi, immolarvi, flaggellarvi, rinchiudervi in un monastero di monache benedettine penitenti (punizione: vedere 48 ore consecutive di sermoni sulla morale cristiana recitati in ottimo italiano dal grandissimo papa Nazingher….Mazingheeer!!!! Cazzi vostri…) Stavate per accendere un cero invocando Santa Virginia da Lima cavaliera degli oppressi? Ed eccomi qua, più figa che mai (fischi di protesta indignata) a raccontarvi un po? di stronzate!
I miei problemi di sintesi qualcuno li ha ben presente…quindi cercherò di essere breve ma non vi assicuro niente di meno che le solite due pagine. So? passata ai Supergrass che così la situazione finisce di degenerare…il vero racconto comincia ORA!!! Allacciate le cinture di sicurezza? Si parte!!!

Agility in viaggio: tra mare, lama e freakkettoni peruani, Agility comincia l?esplorazione.

Primo viaggio; alla scoperta di Trujillo.
Potrebbe anche finire qui.
Sono partita con le persone più lontane dalla mia galassia che potevo incontrare: una mia compagna di corso e le sue amiche carine-cretine pizzi e falpalà, risatine isteriche e slang americano.
Volevo farle saltare per aria, una bomba sotto il culo palestrato dal troppo spinning….tranne Sarah in realtà è obesa, ma metodi di tortura non ne mancano (Sono veramente un personaggio infimo e becero). Trujillo è un paesotto carino, con una bella Plaza de Armas a 15 minuti dal mare, e da un altro paesino, Huanchaco, pueblito di pescatori. In realtà ho deciso per Trujillo per una bella pera di cultura peruviana pre-incaica: Moche e Chimù, quindi Huaca del Sol y Huaca de la Luna, due Huacas, appunto, lugares sagrados, di cui la Huaca del Sol è sepolta sotto strati di sabbia e non si vede nulla (Pawow) mentre la Huaca de la Luna è veramente impressionante…proprio perchè sepolta sotto strati di sabbia le pinturas e le decorazioni delle pareti si sono conservate perfettamente. Nello stesso giorno sono andata a visitare anche Chan Chan, cultura Moche (e il mio prof. di Arky ha un orgasmo ogni volta che ne parla…meglio delle tette della Anderson). Chan Chan è impressionante, la città è un labirinto, cunicoli in cui si aprono piazze infinite, e tutto di color della sabbia…mentre giravo per i corridoi il sole stava quasi per calare, e tutto era rosso-arancionato. Cool!!! (scusate, la mia vena poetica si è sucidata dopo il Silk Epil di stamattina)In realtà più che Trujillo, e le ruinas, la vera scoperta è stata Huanchaco:un pueblito di pescatori a 15 minuti di combi da Trujillo. Sulla spiaggia sono allineate le barche dei pescatori, lance di paglia intrecciata, che ricordano vagamente canoe indiane…Si mangia pesce fresco, e ho inaugurato il mio primo cebiche, pesce crudo, o meglio, cotto immergendolo nel limone, con cipolla e insalata e pommodori….i piccoli pezzi di cebiche bruciano un po? sulla lingua, e lasciano un sapore di pesce freschissimo e limone sulla lingua… E un mercato di artigianato dove comprare sandali di cuoio, e bambini che giocano a pallone sulla spiaggia, con il tramonto e le lance di paglia….ragazzi, il mare mare! Il mare oceano, il mare che odora di salsedine profonda, e che passa qualsiasi gradazione di blu prima di perdersi all?orizzonte…il mare! Le ragazze sono partite sabato sera, ed io sono restata con Even, a Trujillo di ritorno da più al nord ancora una notte, passata a bere Ron y Cola sul monumento della piazza con ragazzi peruviani conosciuti per caso. Per tornare a Lima il mio primo pullman peruano preso da sola, dove mi sono congelata di freddo per una simpatica finestra aperta e bloccata esattamente dietro il mio indifeso osso occipitale. Potevo restarci…ma sono molto coriacea. (avverto il vostro disappunto)

Ayacucho e la cultura freakkettona (e Huari)
A cavallo del primo maggio, con 5 giorni di ferie, tra due prof. assenti ed un w-e, sono partita, con due giorni di preavviso, da sola, per Ayacucho. Il viaggio in pullman, otto ore di strade andine (a ‘na certa la mia faccia aveva assunto un affascinante colore verde marcio) è stato, nonostante la nausea sull?orlo di degenerare, favoloso. Il pullman da Lima scende a Pisco, con i suoi vigneti e le distese di prato, per poi proseguire all?interno ?Vedi le matasse bianche sulle foglie? Sono campi di cotone? Mi ha spiegato il mio vicino di posto. Cotone???? Cotone!!!!! ?Giuro sulla rossa terra di Tara che io e la mia famiglia non soffriremo più la fame?
Ta taaaa ta daaaaaa…. Viva il sud! Viva la bandiera confederata!!!! Abbattetemi.
E poi, finalmente, Ayacucho! Posare lo zaino in albergo, un isolato dalla Piazza centale, una stanza piccolina, un bagno in corridoio frequentato solo da me e un patio dove fare colazione… e andare a fare un giro, per guardarsi intorno prima di cercare un posto dove mangiare per poco più di un euro un menù con pollo alla brace…. e rendersi conto che sì, finalmente sola, sola e libera, yuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!!!!!!!
Io, Virga, Agility e me stessa. In realtà siamo un bel po? di gente, quindi non c?è il rischio noia. Poi, in realtà in Perù non c?è neanche il richio di restare soli. Basta che ti fermi un attimo a vedere una collana di quarzo rosa da un artesano de calle ed ecco che ti ritrovi, strano viaggio nel tempo fino in Mx…. e di nuovo Ayacucho, circondata da una flotta di pazzi artesani di strada che ti portano in giro per il mercato locale, a bere chicha da las siete semillas y ti insegnano il ?punto peruano? per intrecciare una collana ad una tua amica…
Un giorno visita culturale alle rovine di Huari, e poi a Quinua…e finalmente il Perù come te lo immagini, e i lama a cui dare un po? di pane da mangiucchiare, e le donne con i cappelli grandi e le mantille colorate, e le case piccole con la porta aperta per vedere dentro, bambini scalzi, Caldo de Gallina e choclo fritto e salato da mangiare mentre un artigiano ti spiega come lavorare la ceramica e comprarne una, di quelle belle che riproducono una chiesa con tutti omini che cantano, ed angeli in cappello di lana… E notti seduta alla Plaza de Armas da Ayacucho, mentre i miei polsi si riempivano di bracciali e tra i miei capelli spuntava una treccia di tessuto turchese….E poi ritornare nella mia stanzetta a pensare, leggere, scrivere e uccidermi di Tv, Warner Cannel… E prendere un combi e andare al mercato del tessuto e parlare con gli artigiani, e farmi fare la traduzione di quello che mi diceva una anziana che parlava solo in Quechua, e di cui capivo solo ?Mami, mami? ?señorita, señorita?… e a cui ho regalato una borsa di zucchero per venir ricompensata da un abbraccio che sapeva di lana. Partire, e ritornare a Lima, dopo quattro giorni di sorriso sulle labbra e di spagnolo sempre più fluido è stata dura… e ancora più dura per piccoli inconvenienti di percorso.
1°maggio ultimo giorno. Mi sveglio cantando ?Andiamo avanti è il gran partito, noi siamo dei lavoratoori? Dopodichè ho passato il resto della giornata dando fondo al repertorio comunista di allegre canzoncine insegnatemi da mio padre tipo ?Fame e macerie sotto i mortai, come l?acciaio resiste la citàààààà…strade di Stalingrado di sangue siete lastricate? e cose varie. (la grande madre Russia… la gloriosa armata rossa… che commozione!) Va bhe, l?accanno.
La sera dovevo prendere il pullman per Lima. Anche perchè il mercoledì mi attendeva un esposizione in classe e un po? di tempo per ripassare me gustava… TUTTI I CAZZO DI PULLMAN NON PARTIVANO PER IL 1°MAGGIO. TUTTI I CAZZO DI AUTISTI IN SCIOPERO. ODIO IL 1° MAGGIO. Il mio comunismo si è suicidato. Después: mi fottono la giacca con l?equivalente di 25 euro,ovvero, qui un botto di dinero, resto senza soldi, lo sportello automatico non funziona, vado in crisi isterica, chiamo il mio amico peruviano Jorge (Even è l?uomo sensopraticosaltamiaddosso, quindi gli avrei solo attaccato l?isteria) per risolvere due piccoli quesiti: ?come faccio ad essere a Lima prima di merc mattina, che ho un?esposizione, e come faccio a muovermi se lo sportello domani non funziona???Se lo sportello domani è ancora spento ti invio soldi io, e puoi prendere un aereo?. Ok. Dopo una pera di Sex&The City sono riuscita ad addormentarmi tranquilla. Alla mattina scappo dall?albergo, approfittando dell?assenza del portiere. Alla fine, ho pensato, io non ho soldi, il portiere non c?è, ciao. (Agility criminale internazionale)
Comprato un biglietto aereo con la carta di credito di papà, riesco finalmente a prelevare dallo sportello riattivato, colaziono in un albergo con un bel patio, e scappo all?aereoporto.
Aereoporto? Praticamente una sala d?aspetto di una stazione di provincia con una pista in terra battuta.
Chiamano il mio volo, mi dirigo, con aria spavalda verso ?il gate? con altre 5 persone.
Poi ho cominciato a ridere. E quello cos?è, uno scherzo? Ma non ci credo, ma su! Una presa per il culo!!!
Ragazzi, un combi con le ali. Sul serio. Un aereo di due metri di lunghezza per uno di larghezza, con ali di carta velina e lamiera riciclata dalle lattine di Coca Cola. Un trabiccolo infernale con la sicurezza del Grande Raccordo Anulare preso contromano e a fari spenti. Il pilota aveva un?aria da ?Ho appena acceso tutti i ceri che avevo?
Lo steward ci ha guardato con sorriso sardonico: aspettavo cominciasse muovere le braccine ed invece no!!!!
?Il foglio con le istruzioni di sicurezza è nel sedile davanti a voi. Buon Viaggio!!!!? sempre più sardonico.
Ho passato un?ora di viaggio a ridere canticchiando ?Mo? me schianto mo? me schianto?. Ce l?ho fatta.
Bastardi!!!! Sono ancora vivo!!!!! (Steve MacQueen ?Papillon?).

E poi che raccontarvi??? (e tutti voi: ?no te prego abbastaaaaa!!!!)
Che mi sono trasferita in un nuovo appartamento, e ho finalmente una stanza che sento mia molto mia…Ho attaccato tutte le foto alle pareti di tutti i miei amici, e le mie foto più belle del paesino e le cartoline del Messico, mio fratello, il paesino di mia nonna… e sopra la mia scrivania una scritta ?E lei che fa, PERDE TEMPO?!? omaggio al mio onnipresente relatore della tesi in Italia…
Ed ho un letto matrimoniale gigante e Jorge mi ha comprato una scrivania e io ho comprato un bonsai nano, che ho chiamato Marcaurelio per dargli un po? di sprint combattivo… Sta mettendo le foglioline nuove!Guapisímo!
Vivo sempre con Hannes, il ragazzo Tedesco, con una tizia filippina che fortunatamente tra un paio di settimane se ne va (è atroce… e si muove solo chiamando taxi che la vengono a prendere perchè ?Lima è pericolosa? li mortacci tua che sei di Manila, dimmi che è sicura Manila!!! E lascia sempre rotoli di capelli nella vasca da bagno e parla solo inglese. Oh, no, lo siento I don?t speak english. Solo con Even. E ha un computer della Apple!!! HA L?I-BOOK DELLA APPLE!!!!La odio. Bastarda filippina.) e con Sarah, gringa studentessa di Yale (Yale non esiste. E? solo per le magliette ed i telefilm americani…dai, Yale?!)
Ora ascolto i Placebo e confermo, nero su bianco che IO AMO BRIAN MOLKO e che persino Even è troppo maschio. Ah, sto ancora con Even, anzi, è proprio il mio ragazzo, ed è tanto carino e molto noruego…viva la Scandinavia!!! Tra un mese se ne va….Que suerte!!!! La prima volta che trovo un ragazzo che non tenta di incularmi (nel senso metaforico…o chissà non solo) lui è noruego, io Italiana e per uno strano scherzo del destino sempre più stronzo stiamo a Lima!!!! E vai. Minuto di silenzio, please, per il mese allegro e divertente che passerò ascoltando Michele Zarrillo mangiando cioccolato e strappandomi i capelli. (mi mandate un cd di Zarrillo? Che non ho pensato di comprarmelo prima di partire, e ora mi pento, rende la depressione troppo più trash!) Tranquilli. Ci vorrebbe una lobotomia per distruggere la mia autoironia, mi mantengo a galla.
E poi…ho accannato la scuola di idioma dopo il terzo corso….Almeno ora ho delle buone mattine da sfruttare per leggere, scrivere, studiare, e andare a zonzo. E quattro giorni pieni di libertà (di cui non aprovecho che ho un culo di roba da studiare).
La mia amica greca, Eleni, venerdì se ne va a Bogotà, che il ragazzo è stato trasferito…peccato.
Avevamo dato il via ad una serie di feste del venerdì/sabato sera di cibo buono (cucinato dallo chef francese… un orgasmo. Il rollè di pesce ripieno di melanzane, o il salmone al gorgonzola, e il risotto di mariscos…. AAAAH!) vino buono, buone chiacchiere, buona musica… tutto molto sofisticated e cosmopolita… e Layleen si metteva le ballerine a pois e i pantaloni alla Audrey Hepburn e sorseggiava Margarita alla fresa concedendosi pubblic relation. Very cool.

Per il resto: il mio spagnolo procede, ora mi dicono che mi si intende perfecto…approfittando della situazione sto tentando di apprendere il peruviano…che è troppo più divertente.
Quindi ora intercalo le mie frasi di ?Pucha!? che è il modo carino di dire il più volgare Puta, o mi incazzo con Carajo!!! Che è invece è decisamente scaricatore di porto del basso brindisino, ma che mi piace.
E non si va a tomar una cerveza ma a chupar una chela, e poi Está increible, está perfecto, está buenasso (e non buenisimo), e tutto ha diminutivi: un ratito, un vasito, un papelito e via dicendo…
Una ragazza non è guapa ma churra e un porro è un huiro, o un dedo de loco.
E non è un montón di plata, ma un culo di plata (e sta cosa mi diverte abbastanza) o un culo de estudio e via dicendo… E i soles sono lucas ma se sono spicci piccoli sono sencillos. E se una cosa va bene, o è cool, o è incredibile è ?mostro? o ?está mostro? ?Chupamos una chela?? ?Mostro!? … o ?Tengo un culo de estudio? ?Que bestia!? che è mostro ma al negativo, più o meno.
E via dicendo… E non potete capire i giornali di qui: oltre che molti scrivono anche in gerga peruano, decisamente divertido, hanno anche titoli sensazionalistici che mi fanno crepare dal ridere…
Ieri hanno arrestato un sequestratore conosciuto in un ristorante: la ?Razón? uno dei periodici più venduti intitolava ?Cebiche Fatal?….e non vi dico il resto dell?articolo….

Lima è sempre più fredda, la nebbiolina continua imperterrita ma anche la mia adattabilità alla città…
…torno a leggere gli acta del Concilio Limense Tercero, anno 1582- 1583
Cap. 7° : ?Que no vayan clérigos a conquistas de indios sin especial licencia?
…. e sulla scia dei preti sempre più simpatici (burloni!) vi lascio riposare in pace…
Attendo notizie, minacce, insulti… e tutto quello che vi passa per la testa!!!
Tanti baci, e, ricordo del liceo ?ogni giorno senza te è come il latte senza caffè?
Agility power style.

….The Moody Witch….ritorno peruano. PAURA, EH????

11 Giugno 2006 20 commenti


…eeeeeee….carramba che sorpresa!!! Direbbe la Raffaella Carrá scuotendo il suo caschetto posticcio.
Eheheh…ancora io.
Dopo mesi e mesi di vuoto, che i pensieri si aggrovigliavano talmente incasinati che mettermi ad incasinare anche la mia nera, amata pagina web…noooooo…non si poteva.
Peró amo questa pagina nera, amo il mio piccolo Lama Viola abbandonato al suo destino e snza nessuno a prodigargli carezze affettuose… povero Tupac Amaru. Amo voi!
E quindi???
Eccomi di nuovo. A 18 ore e un oceano da voi. O forse un paio.
A 7ore di fuso orario ed in una stagione diversa (maledetta nebbiolina).
Mentre confondo parole in castellano ed italiano e la dislessia ormai é all’ordine del giorno. Con il mio coinquilino tedesco morto sul sofá dopo una festa di alcool a fiumi ieri nella notte, sul tetto di un palazzo della zona residenziale di Lima, a cercare di muovere il culo per ballare una salsa decente (niente da fare. E il Raggaeton men che meno).
A Lima. In Perú. Perché ve l’avevo detto che sarei partita ma gli ultimi mesi a Roma…me li ricordo come una sequela di avvenimenti sparsi, e persone, e feste, e la mia laurea, e una valigia hc epoteva contenere solo 20 chili uccidendomi di isteria.
E pianti. E ascoltare l’I-Pod per non sentire quanto mi sentivo sola.
E ora??? Ora si é placato tutto. Sono sempre io.
Sempre lunatica, sempre nevrotica, sempre strega, sempre pronta a ridere di tutto. Sono io in un altra cittá che si chiama Lima e dove fa freddino, ora, e il traffico della strada arriva come fiume incessante di rumore.
Sono io che parlo un’altra lingua, e ho un’altra stanza e sento i miei per telefono comprado schede internazionali per poter parlare 40 minuti ogni 2 settimane… e papá che ha imparato a scrivere mail.
Sono io… sempre. The moody witch, Layleen, colei che scrive.
E da questo angolo del mondo ricomincio…
…come state? Come prosegue la vita nella mia terra (Cannelloni&Lasagne!!!!Qualcuno me li spedisce via aerea?)
Sono tre mesi che non saluto Roma…tre mesi e una settimana…e chi l’avrebbe mai detto, dopo tutto quello che ho scritto sulla mia cittá…dopo tutto il mio amore.
Quindi posto, le mail scritte ai miei amici, i “Capitoli” della mia vita a Lima…
Ecchecefrega??? Direte. Oh, bhe… mica vi ho detto io di leggermi.
Io posto. Voi ci metterete quattro giorni e mezzo a leggere il malloppo postato ma se volete… insomma, a voi la scelta, di filarmi o meno.
Se non avete paura delle mie macumbe… Ricordatevi sempre con chi avete a che fare!!!!
Vi bacio, forte forte… un libro di 200 pagine che parla di “Tombe nell’antico Perú” mi attende. Que suerte.
Baci sparsi nell’etere…. a sentirci presto.

****** PRIMO CAPITOLO *****

Scrivo sul tavolo del salotto…fuori c?è un sole assassino che aspetta solo le mie spalle per continuare la sua opera di distruzione (e questo siete voi che me la tirate!) Allora, per non sparare stronzate a rotta di collo cerco di farvi una micro-cronaca dei miei ormai 5 giorni Limeñi.
…eviterò di raccontarvi il viaggio in aereo, una storia lunga e deprimente da telenovelas, di lacrime, musichette sentimentali e maceramento-autocompatimento molto poco pulp, condita dalla stronzaggine delle hostess dell?Iberia ? che sono stronze perchè sono le uniche hostess non fighe dell?universo delle hostess- All?aereoporto mi aspettava Jorge, un ragazzo che lavore l?associazone che mi ha trovato casa, assieme a Belén, la mia compañera de piso…ovvero la mia / la nostra salvezza / in questi primi giorni a Lima. Lei è di Cartagena, ha una cascata di capelli ricci fino a metà schiena, e si sta prendendo cura del mio spagnolo, meno male…anche se con risultati scarsi, perchè continuo a parlare Itañol, come mi è stato definito dal mio futuro prof di Archeologia ( Ma molto bene!) La nostra terza compagna di casa è Alejandra, peruana. Mi è stata presentata e poi è uscita. Non sono riuscita a capire che faccia c?avesse fino alla mattina dopo perchè al primo incontro sono stata totalmente ?irretita? dalle sue tette ? giganti- (Dato che la sottoscritta NON ha tette e rimane affascinata dalle tette delle altre ? se sono grosse, naturale ? quanto un uomo)Tutta invidia. (ci tengo a sottolineare che TUTTE le peruane hanno tette giganti)
Il Jet Lag è distruttivo, io e Belén andiamo a dormire alle 11 massimo e alle 7/8 del mattino io schizzo in piedi. Domenica Alejandra, la peruana tutta tette, ci ha portato a fare un giro per il nostro quartiere Mirflores ed il quartiere degli artisti, Barranco. A Miraflores non sembra neanche di stare in America Latina, non fosse che ci sono peruviani ovunque ( e voi direte ?E grazie al cazzo?, sì, lo so). Ovvero, negozi europei, traffico decente, e nessuna nota di colore-stile più che tanto particolare. Barranco ha case basse stile coloniale, coloratissime, e sulla piazza una serie di tende dove tante piccole donnine peruviane cucinano cibo tipico…Molto pollo, molto avocado e varia verdura, salse ma non piccantissime ecc. e la chicha, che sarebbe una bevanda sia alcolica che non, di mais ? o nero o bianco – fermentato.
Domenica sera ho chiamato il mio prof Italiano che mi ha proposto di passare da casa mia la mattina dopo alle 7.15, per accompagnare la figlia al primo giorno di scuola, al ?Colegio? italiano ?Raimondi?. Ragazzi, la cerimonia di apertura è stata una cosa veramente allucinante…sotto una tenda, seduti, nelle prime file gli alunni e in fondo tutti i genitori della Lima bene ? e io – . Hanno fatto l?alza bandiera peruviano e italiano, e mi sono trovata a cantare il nostro traumatizzante ?Inno di Mameli? ? spaccandomi dalle risate da sola dato che Curatola era sul palco nei posti d?onore ? con tanto di mano sul cuore.
Aiuto.
Dopodichè Curatola mi ha presentato a mezzo modo, tra cui all?ambasciatore Italiano ? Amore parliamone, io presentata all?ambasciatore?! ? e mi è stato proposto un posto d?insegnamento alla materna che non so se accetterò perchè gli orari sono un po? troppo incasinanti la mia esistenza, ovvero tutti i giorni dalle 7.30 alle 15…i corsi sono la sera, vero, ma quando studio?
Poi siamo andati alla PUCP…che come dice Belén è una ?LOCURA?. E? finta! Sembra di stare in uno studio di Hollywood…Innanzitutto è gigante… Parchi, giardini, roseti, caffetterie con tavolini di legno, viottoli puliti, librerie…Finta.
Addirittura ci sono dieci CERVI che pascolano tranquilli in giro per l?università. Non ci volevo credere finchè, allibita, me ne sono trovata uno che mi pascolava davanti…Cervi????
L?ingresso è sorvegliato e si entra solo con la tessera, richiesta da guardie di vigilanza molto serie e decisamente convinte. Fuori, e il fuori si vede dagli ultimi piani degli edifici, è Lima. La vera Lima. Siamo stati dalle dieci alle sette in università, in giro per uffici o io che accompagnavo Curatola nelle public relation e mi sentivo troppo stupida a continuare a dire ?Encantada? e ?Muchas gracias? visto che non so dire molto altro. Comunque ho conosciuto praticamente tutti i miei futuri prof. Qui, nonostante il classismo fuori, nell?università le relazioni sono completamente diverse. I prof girano in maglietta e sandali, vanno a prendere caffè con gli alunni e li salutano con un bacio sulle guance (solo uno, in Perù si usa così) per me cosa totalmente fuori di testa. Cioè pure se ti presentano qualcuno invece che con la stretta di mano ci si bacia, ma tra ragazzi è compensibile, ma tra alunni e prof.? Oltre che comprensibile, immaginate ME, signorina NON MI TOCCARE ? ODIO IL CONTATTO FISICO ? BLEAH che devo baciare un tizio mai visto…ma siamo fuori di testa? Magari pure con la guancia sudata…aiuto! Brividino proprio. Mi sto abituando e cerco di esser meno legnosa…mi riesce male, speriamo migliori. Ho deciso i tre corsi da seguire questo semestre, che saranno Temas de Arquitectura e Iconografia Religiosa Pre-Hispanica, Seminario de Sociolinguistica e Etnografia de l?Area Andina. Alle sette il Prof mi ha portato a casa dove ho stirato (nel senso che sono morta sul letto).
Ieri siamo andate alla PUCP con Belén…ragazzi che avventura! Qui non esiste il metrò, ho fatto un gigantesco errore di valutazione…solo autobus, Combi alcuni, altri un po? più simili ai nostri autobus. Gli autisti guidano come folli nel traffico congestionato: non esistono semafori e si supera a destra, a sinistra, si taglia la strada, e si passano gli incroci suonando il clacson per avvertire della propria presenza. Attraversare la strada è una roulette russa. Non esistono fermate degli autobus: i combi hanno scritte le varie tappe in vernice sulla lamiera, quindi ci si apposta sulla via e si tenta di leggere le destinazioni per essere pronti a buttarsi in mezzo alla strada ? sperando di non essere investita da una macchina o dal combi stesso-e bloccarlo, salire in tutta fretta prima che il bus riparta e non volare in terra se hai la disgrazia di rimanere in piedi. Tutti gli autisti si cimentano in una specie di gara per arrivare primi nelle varie destinazioni e caricare più gente. In tutti i combi c?è musica trash sparata a palla e varie immaginette di Gesù e della madonna attaccate intorno…quando addirittura non un altarino.
Oltre all?autista sul combi si trova un?altra figura ?El cobrador” ovvero colui che chiama la gente e riscuote il prezzo del biglietto. è appeso praticamente alla porta dell?autobus, o sporto a mezzo busto fuori dal finestrino e urla le fermate alla gente che passa sulla strada, cantilenando come se stesse vendendo pesce ?Miraflores, Miraflores, La Marina, Universitad,? eccetera. Naturalmente si procaccia gente anche se il combi è pieno da scoppiare La porta non è mai chiusa veramente: el cobrador la apre e la richiude ad ogni semaforo, ad ogni stop e ad ogni mano alzata per salire, rigorosamente con il bus in movimento…quindi il poveretto che si siede vicino alla porta rischia di esser frullato fuori, rimanere incastrato nelle porte (che sono dei combi, quindi a scorrimento) o ucciso dalle persone che si lanciano dentro l?autobus: ieri al ritorno dalla PUCP in quella comodissima posizione c?ero seduta io…e appositamente la canzone sparata era ?me voy a matar?. Molto adeguata. Comunque, ho riso tutto il tempo.
Chiudo che qualcuno nel cortile sta sparando i Pooh a palla (…mi dispiace di svegliarti forse un uomo non sarò…) ma non so chi, devo farmi la doccia e l?epopea sta degenerando.

…..The End….

******** SECONDO CAPITOLO********

PROLOGO

Quando mi faccio la doccia canto, dando fondo, in genere, al mio repertorio più trash. Stamattina cantavo ?Cinque Giorni? di Michele Zarrillo…c?avete presente? (…e lancio un quesito, ma perchè ?ed io inchiodato a te??Che vol dì?Oltretutto mi viene sempre in mente Michele Zarrillo nudo ed inchiodato da qualche parte…argh, che brutta immagine!) Nonostante che non conosca tutte le parole quindi ogni tanto mischio sulla stessa melodia pezzi di Gianni Morandi (eh?Very cultural trash music style!) il ritornello strappabudella con tutte quelle ooooo e aaaaa così lunghe mi diverte molto,nonostante il testo da pera di insulina immediata. Tutto questo per dirvi che la mail di oggi potrebbe rasentare discretamente l?assurdo. E infatti al momento sto ascoltando il ?Valzer di Lupin III? ?Sto tremando qui dentro di me, chi lo sa, stanotte tocca a me, se gioielli e denari e tesori non ho a Lupin il mio cuore daròòòòòòòòòòòò? Cosa dire? Oltre che vi avvertirò di che musica mi sta passando nelle orecchie mentre vi scrivo (al momento Cindy Lauper, Girls jast wanna have fun, che non può mancare, ovviamente!) vi racconterò questi ultimi giorni nella grande, caotica, immensa, confusionaria e rumorosa metropoli a sud est da voi…costa del pacifico, America Latina, un Marzo assolatissimo, spalle e braccia abbronzate e scoperte…un bacio a tutti, che il resoconto inizi!

Capitolo 1: ?Dove la nostra eroina invece che dedicarsi ad una visita culturale sprofonda nel vortice tutto femminile dello shopping domenicale?Miracolosamente Domenica mattina io e Belén siamo riuscite ad alzarci in un orario decente, e ci siamo imbarcate, o meglio, ci siamo lanciate in corsa, dentro un combi diretto verso il centro. Il centro di Lima è, dicono, pericoloso. Quindi, per dire, ho dovuto convincere il ragazzo peruviano della mia coinquilina Tetta Gigante, a farmi girare con la Reflex, promettendo di tenerla in borsa. Ero già stata al centro, ma di notte…ma non è che avevo visto gran che, oltre l?altrio dell?Hotel Bolivar dove servono Pisquos Sour (peruvian drink) ottimi. Comunque, al centro non c?è molto, oltre alcuni edifici coloniali e un paio di chiese barocche. La cattedrale, nella piazza centrale, è un?edificio gigante, e come la vicina chiesa di San Francisco è afflitta all?interno da una sequela di statue in stile barocco spagnolo…veramente angosciante! Cristi sanguinanti, Santi penitenti, Madonne piangenti, un odore di incenso e cera allucinatorio e penetrante…da morir di paura a trovarcisi dentro di notte, da sola. Accanto alla chiesa di San Francisco c?è l?entrata per le catacombe, dove ben 70.000 cristiani sono seppelliti…(mi ha ricordato un po? la chiesa dei Cappuccini a Roma, a Via Veneto, avete presente?Io la trovo geniale)…insomma, tutte le ossette della gente seppellita lì dentro, sono state disposte dai responsabili, evidentemente in preda ad un attacco di umorismo macabro lodevole, o sotto LSD, in cerchi perfettamente concentrici. Io sono inciampata in un perone, credo, lasciato simpaticamente in un angolo…stavo pensando di portarmelo a casa, poteva essere comodo per grattarmi la schiena, però avevo la borsa troppo piccola.. Peccato! (You sexy thing degli Hot Chocolate per descrivere delle catacombe non è il massimo, comunque?) Per il resto io e Belén abbiamo fatto le vere turiste occidentali, andando un po? in giro per negozi, mi sono comprata un paio di cosine. Oltretutto questo paese è il regno delle ballerine kitch, quindi legatemi le mani che potrei tornare a casa con le famose 120 paia di scarpe che vorrei!

Capitolo 2: ?Telenovelas latine e modi di approccio peruani?I peruviani sono una massa di provoloni inquietanti. In generale per i rapporti uomo-donna qui si respira un clima da telenovela Latino-americana. Se nessuno di voi ha avuto l?incommensurabile fortuna di vedere ?Azucena? o ?Edera? nella propria infanzia, passo alla spiegazione: le telenovelas latine sono TUTTE UGUALI e con testi che fanno una pippa ai fotoromanzi di Grand Hotel.
Praticamente: lei è una figa 100% silicone brasiliano, che di peruano solitamente non ha neanche le punte dei mignoli. Lui è un playboy plasticoso latino, con dei capelli che farebbero invidia a Ken di Barbie per consistenza&leccata di vacca, fornito di uno sguardo da mandrillo arrapato ?te sto? a passà ai raggi X? e una bassa voce tenorile che da brividini lussuriosi alla nostra povera eroina.
Lei si chiama Alejandra, Azucena, Maria Susana o roba del genere, ed è casta, pura e pia, nonostante le scollature ombelicali, le tette da Ilona Staller ma il viso acqua e sapone.
Lui, Alejandro, Josè o Joaquìn, la rimorchia indecentemente, le offre la luna, poi la tradisce con una figa con trucco alla Platinette e meno casta della nostra Azucena, che lo scopre e solitamente si precipita in chiesa in un diluvio di lacrime chiedendo a Dio perchè, con tutti i soldi che ha investito in siliconamenti vari, non riesce a tenersi stretto un uomo. Alla fine il figo si converte, capisce che Azucenza vestita di bianco all?altare è il suo sogno erotico più nascosto, si sposano e vivono felici e contenti. Fine. (nella mia vita voglio scrivere i soggetti di queste porcate). Le scene sono sempre piùo meno queste: Azucena con faccia inondata di lacrime finte ?Perchè mi hai fatto questo?Perchè mi hai tradito?Io ti amo, sei la mia unica ragione di vita!? ? digressione: qui nelle telenovelas usano Te Amo, che è terrificantemente sdolcinato, soap-operoso e diabetico. Il resto del mondo usa ?Te Quiero?- Alejandro con espressione di pietra e faccia distante ?Io non ti merito, devi scordarti di me. Ti farei solo del male? tradotto: io necessito sesso e tu non me la dai. Insomma, roba del genere. Io mi piego dalle risate. La mia coinquilina peruana piange, fa il tifo, e si innamora del personaggio del figone. Comunque qui gli uomini sembrano usciti da una soap.
Oltre che tutti ti lanciano bacetti e occhiate e suonano il clacson e cose del genere. Ti baciano la mano se fai l?errore di tenderla per una stretta. Un tizio ha avuto l?ardire ?e lo stomaco- di chiamarmi ?Preciosa princesa hermosa?!!! Sono stata colpita da un?attacco di ridarella fulminante. Il tizio è fuggito.

*In compenso, parlo di telenovelas latine. Invece i miei capelli con l?umidità sono esplosi e sembro uscita direttamente da una soap americana anni ?80. Chiamatemi Rhonda.

Divertente Conclusione: Agility in action
Anche oltreoceano! Per chi non lo sa, Agility, da Roma a Milano, è la sottoscritta, nota per la sua Agilità/Abilità in alcune pratiche che altre persone trovano particolarmente semplici come aprire una bottiglietta d?acqua senza usare i molari, o la portiera di una macchina, o una bottiglia di vino…insomma. Ieri torno a casa dal seminario e decido, per cena, di cucinarmi un piatto di pasta tonno e pommodoro. Bene. Metto l?acqua su, taglio i pommodori, vado a prendere la scatoletta di tonno e…non aveva la linguetta. Espressione da criceto perplesso della sottoscritta: e mo? Cerco un apriscatole e trovo una cosa che ho qui davanti a me e che in questi due giorni è diventato il mio peggior nemico. Ovvero un?apriscatole senza la pratica rotella, ma solo una lama puntuta da infilare nella lamiera e aprire. Allora: cominciamo col dire che già ho abbastanza problemi con l?apriscatole con la rotella ma questo che è? Una congiura? Uno scherzo? Allora: provo a infilare la punta nella scatoletta. Niente da fare.
Al quinto tentativo mentre facevo pressione con tutte e due le mani sull?apriscatole la scatoletta ha avuto la gentile idea di innalzarsi in volo andando delictamente a schiantare contro il muro e rotolando, successivamente, come se non bastasse, sotto un mobile.
Recupero la scatoletta, discretamente incazzata, e tento di usare l?apriscatole come un martello. Risultato: ho buttato il riso e ho mangiato riso pommodori e formaggio. E vai.
Stamattina vado a fare la spesa. Compro due scatolette di tonno con la linguetta ? e scritto vicino alla linguetta Facil! Tipo, se sei disabile come Agility qui abbiamo del tonno per disabili pronto ad esser mangiato ? altri pommodori e del mais: almeno potevo fare un insalata.
Torno a casa, taglio i pommodori, apro il tonno con una certa soddisfazione, vado per aprire il mais…ed era senza linguetta. Risutato? Ho una scatola di tonno ed una scatola di mais sopra il mobile con ammaccature e forellini su tutta la superficie, ma inesorabilmente CHIUSE!!!! Pregate per me.

*********CApitolo Tercero*****************

Introduzione: Santo Romano Prodi, patrono dei coglioni, ora pro nobis.

Cap.1?Virginia Persa per Lima, un I-Pod&un pacchetto di Montana Lights?.
Questa citta? e? incredibile. Incredibilmente viva, e fa sentir vivi. Nelle ultime due settimane mi sono lanciata all?esplorazione. Oltre che vedermela passare davanti agli occhi nei 45 minuti ?combeschi? che mi separano dall?universita?ho deciso di praticare l?esplorazione a pidei, ovunque possa andare armata delle mie nuove All Star, un pacchetto di sigarette peruviane migliori amiche della mia tosse cavernosa, l?I-Pod (vi amo sempre di piu?) e la macchina fotografica. Il mio quartiere, Miraflores, ed il vicino, San Isidro, riservano angoli di bellezza insospettati, tra grattacieli ultramoderni compaiono case basse con giardini fioriti e imponente costruzioni coloniali?le strade piu? grande hanno percorsi pedonali alberati con panchine solitamente invase di coppiette che pomiciano senza requie. Gia?, i peruani si baciano muchísimo. Nessuno si sconvolge nell?evitare una coppia di attempati 50enni intenti ad analizzare le piu? recondite profondita? del cavo orale altrui nel bel mezzo del marciapiede. Nulla di strano. Io sorrido, in compenso, a vedere questo tripudio di amore diffuso tra scaffali del supermarket, combi affollati e strade trafícate. La domenica e? la giornata dei ?giri fuori porta?, con Belen. Due domeniche fa sismo state a mangiare a Barranco, a camminare all?arco dei sospiri per vedere il tramonto in mezzo a coppie varie, e a conclusione al Juanito, bar storico di Barranco, avamposto socialista dove abbiamo conosciuto un vecchietto. Directamente uscito da un libro di Marquez si e? seduto a parlare con noi, attrezzato di ?Inca senza filtro? e un bicchiere d?acqua. Mi ha offerto una sigaretta. Devo aver fatto una faccia da faina soffocata (sono un?attentato) prche? mi ha sorriso e mi ha detto ?Forti eh? Anche un po? amare. Ma la vita e? come il caffe?. Non sempre si puo? bere con lo zucchero?.

Ieri sono saltata senza preavviso (nel senso che neanche io ero preavvisata) su un combi mai preso prima che mi avrebbe riportato dritto a Miraflores (solo un combi!La svolta!) passando da una zona ancora non vista. Quinde mi sono seduta vicino al finestrino tenedo pronto un sol per il cobrador con un po? di musica nelle orecchie ed un quadernino della Riccia in mano per prendere appunti? “Le scritte fatte dietro i combi (penso dagli autista stessi) sono fantastiche: oltre i vari ?Dios te ama? (a me no) ?Jesús cree in te? (errore) ?Jimena sei la mia vita? (ok) e roba del genere, oltre le madonna di Guadalupe e roba simile, ora me ne e? passato davanti uno con una scritta rossa grondante sangue: ?CASTIGADOR?! Fantastico.” “Come fa la gente a salire su un taxi con un guidatore STRABICO? A Lima ?!?! Ci sono modi meno dolorosi di suicidarsi!”

Capitulo dos: ?Ahemm?? Oh bhe, dato che tutti si baciano mi bacio pure io! Il soggetto non e? dei piu? raccomandabili, questo e? certo. E? pazzo (convinto che diventera? un holograma per la troppa recnologia?Psicotico) studia letteratura Latino Americana e gli stanno per pubblicare un reportage su Cuba?vuole fare lo scrittore pure lui! (grrrr) Ha una casa nela mia stessa associazione e l?ho conosciuto li?, vedendo ?Shining?(e morendo di miedo). Si mangia le unghie troppo e l?unica cosa che sa in Italiano e? ?Avanti popolo alla riscossa, Bandiera Rossa, Bandiera Rossa? ecc. E? un alcolista impenitente, Rhum&Cerveza a maceta. Poco male. Da ubriaco e? un po? piu? comunicativo?gia?. E? un po? troppo biondo e con gli occhi un po? troppo Sauri (uno vicino all?altra sembriano la pubblicita? della Benetton) ed e? un bel po? timido…per una semplice piccola ragione?e? Norvegese. ¿Eh? ?!?!?!?!? Altro?Gia?, niente nomi assurdi, si Chiapa Even. Chissa? se sto? casino regge. Fino ad ora niente crisi di panico?

Capitulo tres : Dopo l?amore un po? di odio. Odio i cobradores del Combi che mentre tenti di scendere dal peligroso trabicolo ti urlano nelle orecchie ?Baja Baja Baja Baja Baja Baja? (ScendiScendiScendi) finche? i tuoi piedi non sono assicurati all?asfalto. Odio gli allarmi delle macchine che durano 20 minuti esibendosi in una scala cromatica di varie melodie fracassa timpani.Odio il mio portiere che puzza di sudore come se avesse affrontato la nazionale degli All Blacks da solo. Odio esser trattata come una stupida perche? non parlo bene lo spanolo. Non sono stupida. Sono ITALIANA. Grande differenza. E a questo proposito l?ultima crisi histérica ha come colpevole la megera dell?officina informatica dell?uni?.appena parlero? uno spagnolo decente ritornero? a mettere in chiaro alcune coserte?.vestita di bianco, escoltando Beethoven e con una spranga in mano. Finita la carneficina brindero? a Latte+ alla salute di Alex.

Capitulo cuatro: piccole chicche di ordinaria follia. Belen si e? trasferita ad abitare a Barranco, perche? paga meno. Io mentre aspetto la mia casa vista mare sono rimaste nell?appartamento, insieme ad Hannes, tedesco surfista/economista con cui vado insospettabilmente d?accordo. E ieri, in grembiule e reggicalze mentre cucinavo una cena romantica?.no, scherzo, naturalmente. Non so neanche come si mette un reggicalze. In ogni caso non si sconvolgerebbe piu? che tanto, dato che ha la fortuna di incontrarmi spesso la matutina in culotte e cannottiera. Va bhe, lui gira in casa in boxer revendo birra! Insomma, insieme sismo un po? l?apice del trash. La cosa piu? divergente e? che quando gli faccio le lavate di capo perche? cucina(e molto bene) e mi lascia le pile di piatti sporchi lui sorride e per fare la pace mi regala intere stecche di cioccolata. Vi pare? A parte tutto e? un tesoro.

Cosa si fa se alle undici di sera arriva il ciclo e non si hanno assorbenti interni peri l mattino seguente? Si scende e si va a procacciarli.
Agility si affaccia alla grata della farmacia nocturna all?angolo. Un ragazzo peruano guarda in TV una telenovela (che novita?) ?Disculpa!?
Si volta, si alza e viene verso di me ?Si?? ?Me necesitan tampones? (questo e? il mio spagnolo Standard) Naturalmente al tizio gli e? preso un colpo secco. Deglutiste una noce di cocco (?Fa bene alla pelle, ai capella??citazione colta), prende una scatola me la porta. OB.
?No disculpa, usted tienes con aplicador?? Dovevate vederlo. QUanto puo? arrossire un peruano? Demasiado!

?Lezione: come si sbuccia un mango secondo Agility: ovvero, tra i tanti modi, il piu? coglione?
Il mango e? un frutto di forma ovoidale e di colore rosso arancionato (come i miei capella nei periodi piu? bui della mia esistenza) e dal sapore ?orgasmo della papilla gustativa?. La cocía (la buccia per i non autoctoni romani) del frutto in questione e? una stronzissima pelle coriacea complicata da togliere.
Fate come Agility quando ha voglia di mangiare un Mango ed in casa ha solo coltelli con scarsa voglia di collaborare: praticate un foro da qualsiasi parte del suddetto frutto. Infilando le mani sotto la buccia cominciate a sbucciarlo come se fosse una banana. Resta troppa polpa attaccata? No panic. Ciucciate. Quando avete finito potete decidere se tagliarlo a pezzi e metterlo in un plato (o in un bicchiere con il latte ?Sin Lactosa?, che esiste pure qui!) o adéntralo barbaramente. Io generalmente scelgo la seconda.
Controindicazione: il mango e? come una pesca piu? acquosa. Stesso tipo di succo. Finirete le operazioni sovraesposte coperti di una sostanza appiccicaticcia, la cucina arancione e appiccicaticcia e la faccia ridotta ad uno schifo?ma con un grande sorriso soddisfatto?.

….un DiveRso TemPo…

1 Dicembre 2005 36 commenti


Il tempo…come si fa a descrivere qualcosa di così lontano, fugace, effimero, come il tempo?
Il tempo che si dilata, scorre tra le tue mani, fugge come se non fosse mai esistito.
Sono partita da Roma di corsa, seminando oggetti, carica come se dovessi raggiungere chissà quale meta….perchè così era.
Lontana da tutto.
Lontana da tutti.
Alle prese con me stessa più che mai.
A contatto con le mie ansie, le mie paure, la mia disadattabilità a relazionarmi con gli altri, in particolari momenti.
Sentivo il canto di me stessa.
Il mio respiro, i miei passi, il fruscio dei miei capelli, a volte mi sembrava di percepire il ronzare dei miei pensieri.
La campana batteva ogni quarto d’ora.
DON DON DON DON DON DON DON DON DON
Le nove…è mattina, pronta per uscire. Il registratore nella borsa, la macchinetta fotografica a tracolla.
Un caffè dopo l’altro e tutte quelle parole, sempre attenta a capire un discorso, ad indagare, domandare…trascinata dall’atmosfera.
I baci sulle guance delle vecchine.
La signora Camilla con una crostata appena sfornata in mano.
E i dubbi, le angosce, le paure del “ce la farò” e “cosa sto’facendo qui?” ed i giorni che ti sembra di aver perso tutto tranne la voglia di restare al caldo sotto il piumone.
Ed il cuore che ti fa male perchè ancora una volta ti sei fidata, e lasciata andare, e non hai capito che sarebbe stato solo un’altro sgambetto della tua sorte sentimentale.
Ed abbracciare chi hai scoperto da poco, e che basta un’occhiata per comprendersi, e sentire l’odore del suo dopobarba, e pensare che chissà, forse la forza con cui scaturisce ogni singola emozione dal tuo cuore è prerogativa dello stare lì, una forza che tra traffico, rumore e caos avevi perso.
Sentire ogni minima cosa.
Avvertirla dentro, di una travolgenza terrorizzante.
Ad ondate di paura, rabbia, allegria, dolore, stupore, e le mani che non stanno mai ferme, tra una sigaretta, i tasti del computer, lo giocare con i capelli.
Ed accorgersi di avere lo sguardo rivolto verso l’alto, e perchè il cielo è così colorato? Perchè le nuvole sembrano panna montata, e l’aria è così limpida che sembra finta?
Ogni ora una cosa. Ogni ora scorre, il sole si alza, spacca il cielo, si abbassa tingendo la vallata di rosa.
DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON
Scorre.
Lo avverti nelle fibbre più profonde. Una settimana che sei lì, un mese nella tua testa.
Due settimane, tre settimane, ed è tutta la vita.
Di Roma non ricordi nulla. Non manca nulla. Sei lì, infilata fino in fondo, ed il passeggiare per le strade, salutare gli amici passando dai loro studi, o negozi, comprare il giornale e fare le due chiacchiere di rito con l’edicolante e sua moglie, il buffetto sul viso paffuto della figlia del tabaccaio….sei tu.
Sanno il tuo nome, chi sei, cosa fai. I loro sguardi si posano su di te, non scivolano via, si posano e confermano che sei viva.
VIVA. Tu esisti nei loro occhi. Nei loro ricordi.
Non sei un viso sperso tra tanti altri in una carrozza del metrò.
Sanno quante sigarette fumi, vedono le tue debolezze, leggono nelle tue occhiaie la festa notturna, o la stanchezza di un lavoro pesante.
DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON
Quindici rintocchi.
Mezzogiorno e tre quarti.
ALzarsi e vedere il sole.
Quanti rossi, verdi, gialli, quelle foglie tendenti all’ocra, verde smeraldo, color solle, o fiamma, dall’odore penetrante, che danzavano sui rami.
L’autunno.
Tra il traffico di Roma l’autunno non ha senso…è solo un cambio di guardaroba, il primo maglione steso sul tuo letto, un leggero pizzicorio al naso.
Non è l’esplosione di colori.
Mi sono resa conto che era cominciata, il mese da trascorrere era lì, davanti a me, attraversando in macchina, al tramonto…un tramonto. Un vero tramonto…le campagne Irpine.
Ed eccoli tutti quesi colori.
L’aria così limpida da spezzarti il fiato.
Il freddo intenso ad arrossarti le gote.
DON DON DON DON
Finita la pausa, tornare all’archivio.
1950, 1880, 1907, 1967, 1889….delibere del podestà, atti notarili, fogli finanziari…e le lacrime.
Trovandomi in mano la lista degli emigranti del 1962.
Australia, Canada, Stati Uniti, o Germania, semplicemente.
Solo nomi, cognomi, date di nascita e destinazioni…nel profondo del mio cuore valige di cartone, scarpe con la suola dura, cappotti rappezzati.
Gianluca F***, manovale, Maria Grazia S***** sarta.
Un nuovo paese, una nuova lingua.
Ammassati nelle navi, verso chissà che destinazione.
Una lacrima. Saranno stati felici, fuori da questo posto avvolgente come un bozzolo?
Un posto dove rannicchiarsi ed una grande città dove perdersi.
Dove nessuno ti capisce. Dove torni una faccia come tante altre.
Ed ho sentito la mia come una migrazione al contrario.
Come le rondini. Migrano dove si sta meglio.
DON DON DON DON DON DON DON DON
Sette e un quarto. Sotto la doccia, ma fai in fretta, che finisce l’acqua dello scaldabagno.
E spiccio i ricci, mentre le gocce scorrono sul mio corpo, e lascio fluire i miei pensieri.
Ed ho paura, per l’affezione che provo, e non so se riuscirò a staccarmi, e chissà se potrò mai dimenticare, o ritornare, o…..
E chissà se sono un’antropologa. E se sto facendo bene. E se sarò soddisfatta, e che ne sarà di me…insaponarmi, lentamente.
Paura, va via, risucchiata dal gorgo della doccia.
Lasciami respirare.
DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON
Ballare la tarantella ubriaca di vino e ridere, e pensare che è solo una settimana che sei lì e sembra una vita.
E posare lo sguardo di viso in viso, e sentire il calore della gente, un calore fisico, palpabile.
Una realtà più reale.
Il gusto per le piccole cose.
Una mano che ti tende un dolce. Una richiesta di un’accendino.
Ogni piccola cosa ha un peso.
Ogni quarto d’ora un rintocco….la campana sopra la mia testa.
La vedo dalla finestra, la vedo nella strada, con la notte, e il freddo che esce, a piccole nuvole dalla mia bocca.
DON DON DON DON DON DON DON DON DON DON
Ed è mattina, e fiocchi di neve, grandi come ovatta si depositano per il borgo vecchio.
Scendere in paese affondando le gambe in un tappeto di un bianco candido ridendo come bambine e giocando nella neve a mani nude.
Alzare il viso verso il cielo cantando mentre miriadi di fiocchi ti bagnano i capelli.
Assaggiarli sulla punta della lingua.
Tutto bianco. Puro. Innocente.
Strade fatte per rotolarci sopra.
Le guance sempre più arrossate, essere bambine esclamando “Guardate nevica!” sotto gli sguardi indulgenti di chi la neve la vive come normalità.
Nevica nevica! Attaccare lo stereo e ballare sotto quel cielo che continua a lasciar cadere piccole stelline bianche, un manto che copre il campanile, gli alberi, le ultime foglie che cadono, lasciando tracce colorate….l’autunno che se ne va.
Il tempo che scorre.
E continua ad essere scandito dalla campana…
DON DON
Solo due rintocchi, ed il motore della macchina, rigurditante bagagli sistemati alla bella e meglio.
Girarsi a vedere il paese fino all’ultima curva.
Quei tetti ancora imbiancati…ed un’altra nevicata imminente….e la campana suona, ultima suddivisione del mio tempo….
DON DON DON
Le due e un quarto.
Ed una lacrima.

NieNte piU’ zAVorrE…

28 Ottobre 2005 19 commenti


I miei pensieri arrivano velocemente, da ogni lato.
Sono così veloci che non riesco a seguirli.
Un bombardamento di suoni, colori, luci, immagini, che mi invade la mente.
Come avere la testa sott’acqua.
Questi giorni ho corso come una disperata, una corsa contro il tempo, una corsa con me stessa e contro me stessa.
Una sfida alla mia disorganizzazione.
Un non voler stare a casa. Come se dovessi perdere ogni cosa, ora, qui.
Lunedì al cinema.
Martedì a cena.
Mercoledì ad un pub.
Giovedì festa a Lettere.
E via di questo passo, ogni minuto disponibile una faccia amica.
Non vi vedrò per un mese.
E poi avrò solo il tempo di ricominciare a correre per ripartire, e, questa volta, non vedervi per 10 mesi.
Come vivere in bilico.
Ascolto i Cure, e canto, e penso che oggi è oggi, domani è domani e dopo domani salirò su un Pullman per un posto lontano.
Non lontano come distanze, ma lontano dal mio mondo.
Un piccolo paesino.
L’aria pulita della Ripa.
Le vecchine a lavorare a maglia sedute su un muretto.
Un posto senza librerie, senza computer, senza traffico, senza smog, senza borchie e capelli colorati.
Senza occupazioni di facoltà e scioperi in piazza. Senza spacciatori all’angolo della strada e tossici accoccolati in qualche portone.

Come la tossica di SanLo. Che diventa ogni anno più magra.
Quando ha iniziato a bucarsi aveva un bel viso, con questi occhi grandi e il naso all’insù.
L’ho vista con una siringa piantata in una vena ed ho pensato che era troppo bella per fare una cosa del genere.
Che quelle chiazze di sangue intorno a lei e quel cucchiaino annerito avrebbero cancellato qualsiasi cosa di buono dentro di lei.
Pioveva tanto quel giorno a Roma. Lei era entrata nel mio androne con un altro ragazzo. Li ho trovati sulle scale dell’atrio, appena fatti.
Macchie rosse, un cucchiaino annerito, un pezzo di stagnola. Una siringa usata.
Come pochi oggetti possono incidere così tanto dalla vita di una persona. Penetrare tanto a fondo.
Avevano un sorriso ebete.
Non ho detto nulla. Non ce l’ho fatta. Ho alzato il volume dello stereo, tirato su il cappuccio e sono uscita sotto la pioggia.
Ricordo: sentivo “A letter to Elise”.
Ieri era lì, rivoltata sopra il tavolino di un bar, le gambe magre in un paio di pantacollant grigio chiaro.
Si è rasata tutti i capelli.
Era così bella. Volevo prenderla a pugni. Volevo urlarle in faccia che non ci aveva capito un cazzo.
Volevo aver avuto il coraggio di scuoterla, quel giorno sotto il portone.
Dirle che era troppo bella e giovane per fare una cosa così stupida.
Ho alzato il volume e tirato su il cappuccio.
Io so solo scappare.

Mi sembra di aver 12 anni, non 23. Mi sento come se avessi vissuto quattro vite, e non aver imparato nulla.
E va bene, mi arrendo.
Scapperò. Accetto la mia fuga. Ma è una fuga che mi dovrà far crescere.
Riappropriarmi di me stessa, troppe volte scordata sulla panca davanti allo studio di un professore.
Troppe volte rinchiusa in una biblioteca a sfogliare libri, a fare schemi, ad affogare nel nozionismo.
Lasciare le zavorre. Me, me stessa.

Mi porterò dietro musica e parole.
Lascerò a Roma una fottuta paura che mi perseguita.
Riuscirò nell’autoconvincimento di riuscire a farcela.
Voglio vivere.
Quanta voglia di vivere….voglia di respirare, voglia di parlare, voglia di pensare bene.
Solo me.
Tentare di rispondere alla muta domanda che il mio viso mi pone ogni mattina, mentre mi trucco.
Quelle mie sopracciglia alzate.
Voglio danzare e vedere tutti i miei timori sgretolarsi sotto i miei piedi.
Voglio abbracciare ogni persona a cui voglio bene.
Voglio essere baciata sulla bocca 1, 10, 100 volte.
Voglio dormire abbracciata a qualcuno…oooooooh…dormire ed essere coccolati…che bella immagine.
Voglio ridere e buttare la testa indietro, mostrando il collo.
Un collo libero dalla sciarpa. Un collo perfetto e candido.
Voglio smettere di mangiucchiarmi le unghie e rimettermi lo smalto, dopo aver passato accuratamente la limetta.
Voglio prendermi cura di me.
Togliere le zavorre.
Decidere cosa mettere in uno zaino.
Decidere cosa fare, mattina, dopo mattina, dopo mattina, ogni giorno impegnativo come quello precedente, ogni giorno impegnarsi per riuscire.
Autodisciplina.
Spazzare questa negatività che mi sta corrodendo.
Un mese di limbo e tornare indietro con più grinta.
Con più voglia di affrontare la vita.
Con più consapevolezza di me stessa.
Riuscire a rispondere alla domanda del mio viso allo specchio.
Decidere di rispondere, senza crismi, senza falsità.
Rispondermi che sì, ce la posso fare.

E questo grazie anche a voi. Che avete lasciato spazio ai miei sfoghi.
Che mi avete fatto ridere.
Che mi avete fatto riflettere o piangere.
Perchè tutto questo stato emozionale che è una parallela vita virtuale smuove masse di ogni tipo di sentimento.
La mia riorganizzazione dell’esistenza.
Ed è bello riincontrare vecchie amiche che si pensava perse da tempo, esser sognate, essere comprese, trovare qualcuno così simile a te.
Condividere qualcosa, o nulla, tranne uno stato interiore di confusione o voglia di esprimersi.
Grazie.
Lascio indietro tutto, per un mese…lascio il mio blog nelle vostre mani, come vi ho lasciato spesso me stessa.

Vi lascio il mio viso, in bianco e nero…con lo sguardo un po’ lontano….in cerca di chissà cosa.
Il mio viso per voi, che forse non mi vedrete mai.
Ma che sapete che ad una strega lunatica, spersa chissà dove, mancherete.

Buon Halloween, Buon Novembre e Buona Vita!

Tanti baci, sparsi nell’etere, uno per ognuno di voi, come sempre.

….nauseaNAUSEAnauseaNAUSEAnausea…

6 Ottobre 2005 38 commenti


E’ solo negativo.
Non vorrei postare, nonostante il preponderante desiderio.
Sono solo negativa.
Non riesco a rilassarmi.
Sono così, contratta, la pancia dolorante ed un mal di testa perenne a calcolare i giorni che mancano all’ultimo esame.
Oggi quarto esame della sessione: 30. Grazie. Sì, lo so che sono brava.
E non va bene. E vorrei essere meno brava e più…non so.
Più qualcosa che non sono.

Vorrei chiudere i libri per sempre.
Vorrei fare l’amore ininterrottamente per un giorno e poi addormentarmi e dormire per tutto il giorno seguente.
Alzarmi, mangiare, e forse ricominciare a vivere.
O a far l’amore.
Mi sa che ho un impellente bisogno d’affetto (e di sesso) che il cioccolato non cancellerà per sempre.
Me ne rendo conto da come guardo la gente.
Da come mi muovo.
Da come parlo.
Sento le mie labbra muoversi, sento le mie mani frullare in aria impazzite, vedo le mie gambe accavallarsi.
Registro ogni movimento della mia fisicità.
La mia mente stanca si rifiuta di rendermi incorporea…come sono sempre.
Mi fa rendere conto del mio fisico, mi ricorda che a volte vorrei avere le mani di qualcun’altro sul corpo…ma che non ce la faccio.
Che innegabilmente non ci riesco.
Che sono single da 23 anni e probabilmente lo rimarrò.
Quindi rinuncia, rimettiti a studiare.
Non ci pensare.
Ritorna ad essere solo mente.
Smettila di considerare le tue gambe, le tue mani, il tuo viso, smettila di piegare la testa in quel modo quando parli.
Smettila di leccarti le labbra.
Non sei una donna.
Sei una X. Devi studiare. Non devi essere un corpo.
Staccati dal corpo.

Questa cazzo di pioggia.
Il cielo grigio non da cenni di speranza.
Unico punto fisso di oggi: mettermi le ballerine a Pois.
Jeans, maglia bianca, maglione nero.
Ballerine nere a pois bianchi.
Perchè? Ho della cioccolata nella borsa.
Stasera esco con lui, con cui volevo uscire da, bho, mesi?
Con lui che giuro che mi toglierò dalla tesa.
E vorrei solo piangere.
Perchè so’che mi sentirò una bimba stupida, e rigida, e innaturale, a misurare le parole che mi escono dalla bocca, ad esser terribilmente lontana da tutto quello che vorrei essere.
Ad essere imbarazzantemente chiara nel mio imbarazzo.
A non riuscire a fingere perchè lui, inspiegabilmente mi guarda troppo dentro.
Legge tutto nei miei occhi spalancati.
Nelle mie guance rosse.

Ascolto Bad Religion&Ramones a volume sparato.
Non ti diverti? Sex Pistoles…”I am an Antichrist”.
Pensa a ballare. Pensa di essere sotto il solito palco del Qube, sudata, la matita nera a squagliarsi sotto un riflettore.
A fissare le punte tonde dei tuoi anfibi soliti.
A toccare braccia sudate quanto le tue cercando di non cadere nel pogo.
Immaginati sotto un palco, circondata da gente.
Nessuno bada a te. Non sarai sola con lui.
Incattivisciti. Rilassati. Scordati. Non pensare.
Portatemi via tutto con questa batteria rullante, direttamente sull’encefalo. Fai scappare l’ansia.
Uccidi mal di pancia e mal di pancia.
Uccidili.
Uccidi il sentimento.
Uccidimi.
Guarda le punte delle tue scarpe e fingi siano anfibi.

“I’m Zero” Smashing Pumpkins.
No. Sarò qualcuno per lui.
Ma senza schemi.
Una punkrock girl. Sii cattiva.
Ormai gli specchi non bastano più. Ormai non posso più giocare ad essere una dura. Ormai la mia insofferenza, la mia insicurezza escono fuori preponderanti.
Solo il cinismo mi salva dallo star male.
E allora autoironia. Per cercare di ridicolizzarmi davanti a ME STESSA.
Se mi faccio ridere da sola l’imbarazzo passa.
Si scioglie.
E posso respirare.

Corro su via Tiburtina con la borsa del piccolo principe che batte sulla mia gamba, canto i Placebo, so di muovere la bocca.
Non capisco se esce suono.
Ho la musica così alto che non ascolto alto.
E penso che chissà se poi stasera ci saremo veramente io e lui.
Ma non mi frega più un cazzo.
Io sono così, prendere o lasciare.
Io sono colei che si imbarazza.
Che sorride piegando la testa.
Che fuma troppo.
Che gira solo con delle cuffiette piantate sulle orecchie.
Che adora le ballerine e le gonne a balze.
Che beve pinte di birra rossa.
Io sono l’incoerenza.
Io sono che non ti ama ma forse manca poco.
Che si ingozza di cioccolato e si lamenta per i brufoli.
Che si mangia le unghie quand’è nervosa.
Che porta anelli a tutte le dita per non sentirsi nuda.
Che ascolta musica da Bad Girl.
Che ride per cose cattive.
Aggressiva, ironica, amante del rossetto rosso.
Eccessiva, controversa, strana.
Sulla difensiva, imbarazzata, stupita, curiosa.
Sono io.
Sono Layleen, sono Margot, sono Tesora, sono Tatina.
Sono il mio corpo iper-reattivo.
Sono le mie mani in costante movimento.
Sono quello che vuoi.
Sono me stessa.
E stasera fumerò troppo, mangerò le unghie, berrò una birra, diventerò rossa se il tuo sguardo si poggerà troppo su di me.
Sarò me stessa.
E niente di più.